AAFF Asolo: una retrospettiva della creatività da Andrej Rublev a Giuseppe Baresi, arte, ambiente, politica, con l’analogico, i new media e l’animazione

Da giovedì 14 a domenica 17, proiezioni a ciclo continuo di alcuni tra i più suggestivi lavori che negli anni hanno partecipato ad AsoloArtFilmFestival:  un’occasione unica per appassionati e curiosi per vedere o rivedere film oggi quasi introvabili. Oltre ai grandi classici, la preferenza nella selezione è andata ad opere che si siano segnalate per il loro carattere innovativo e per la ricerca nei linguaggi dell’arte.

I video sono scanditi nelle giornate in cinque sezioni:

  • “Back to ’70” presenta lavori premiati nei primi dieci anni di AsoloArtFilmFestival
  • “Grandi biografie d’oggi” raccoglie biopic particolarmente rilevanti per il peculiare taglio registico o in ragione dei protagonisti ritratti
  • “L’Anima del Territorio” dedicata a film sull’architettura, il design e il rapporto tra l’uomo e il contesto urbano
  • “A tutta animazione” per opere di animazione tradizionale e computer animation
  • “New Media Art” centrata sui nuovi linguaggi dell’arte, videoarte, computer art, arte digitale

Back to ’70
1.
Andrej Rublev, di Andrej Tarkovskj, Russia 1966, 206’ – giovedì 14, ore 16.00-19.30 Il primo vincitore assoluto di AAFF alla prima edizione del 1973: sontuoso affresco della Russia quattrocentesca, epopea dell’eterna lotta tra il bene e il male, testimonianza iconica di un’arte politicamente impegnata e, quindi, ineluttabilmente perseguitata.

  1. Rembrand Fecit 1669, di Jos Stelling, Olanda 1977, 120’ – venerdì 15, ore 14.30-16.40 Un intenso ritratto del genio rubensiano, l’illusione di trovarsi nell’Olanda del ‘600 grazie ad una straordinaria regia, che trasforma la macchina da presa in un pennello. Gran Premio Asolo 1978.
  1. Balla et le futurisme, di Jack Clemente, Francia 1972, 52’ – sabato 16, ore 14.30-15.30 Con lo straordinario inserto della suite Echoes dei Pink Floyd, l’opera visionaria di Clement racconta in maniera assolutamente raffinata l’itinerario pittorico e culturale di Balla. Premio miglior biografia filmata alla prima edizione di AAFF, risalta per l’uso sapiente del montaggio, che asseconda le ricerche sulla luce e il movimento del maestro futurista.
  1. This is your museum speaking, di Lynn Smith, USA 1979, 13’ – domenica 17, ore 16.00-16.20 Quasi trentanni prima di Ben Stiller, i guardiani notturni si aggiravano per i musei e scoprivano che non erano solo custodi di antichi manufatti polverosi…! Una divertente animazione volta a mostrare la forza propulsiva del passato e il suo legame con il presente.

    Grandi biografie d’oggi

  1. Disegnare la moda. René Gruau, di Adolfo Conti, Italia 2012, 52 minuti – giovedì 14, ore 20.10-21.05 Alla scoperta del più raffinato illustrato di moda del 900, che ha attraversato il mondo del fashion dagli anni trenta fino ai novanta del secolo scorso con inimitabile leggerezza, con eleganza innata, con stile inconfondibile.
  1. Tobia Scarpa. L’anima segreta delle cose, di Elia Romanelli, Italia 2014, 31′ – venerdì 15, ore 17.15-18.00 Elia Romanelli intesse un delicato racconto umano, il ritratto suggestivo di un architetto, che sembra utilizzare come principale materia dei suoi “oggetti” il vissuto umano, ciò che dona loro l’anima.
  1. Quando l’arte si tace. Gino Rossi, pittore, di Riccardo de Cal, Italia 2006, 57 minuti – venerdì 15, ore 18.40-20.00 “Le biografie propongono solitamente un ritratto dell’autore e della sua vita. Riccardo De Cal apre invece una sorta di discorso parallelo, sceglie cioè un’affinità emotiva per raccontare le opere e il percorso umano dell’artista. Il linguaggio di De Cal è un linguaggio poetico” (Mario Brenta, Corriere della Sera, 11 ottobre 2006).
  1. Depero, Rovereto, New York e altre storie, di Nello Correale, Italia 2015, 72’ – sabato 16, ore 19.30-20.15 Artista poliedrico e incontenibile, Fortunato Depero ha occupato un ruolo centrale nella fondazione e nell’evoluzione del Futurismo. Girato tra Rovereto, Milano, Trento e New York, il film di Nello Correal restituisce l’immagine caleidoscopica di un artista sempre attuale, che spingendosi al di là dei circuiti istituzionali dell’arte per elaborare una forma d’arte totale che spazia dalla pittura al teatro, dalla scenografia alla fotografia, dalle arti applicate alle liriche radiofoniche, dall’editoria alla grafica pubblicitaria.
  1. Caravaggio l’ultimo tempo, di Mario Martone, Italia 2005, 40’ – sabato 16, ore 19.30-20.15 La cinepresa di Mario Martone scompone e riassembla dettagli rubati ora a Caravaggio, ora ai quartieri popolari e alle estreme periferie di Napoli, per andare oltre la biografia o la rappresentazione delle opere in cerca invece di una fusione tra la città al presente e la tragedia caravaggesca: all’insegna di quel flusso di violenza, che accompagna l’artista in fuga fino alla spiaggia dove lo troveranno morto, e il traffico, le grida, le case devastate, lo spaccio, che acutizzano in Napoli il senso di una violenza che è natura profonda di questa era.
  1. Calle della Pietà, di Mario Brenta e Karine de Villers, Italia 2010, 86′ domenica 17, ore 16.20-17.45 Una riscoperta narrativa di temi oscurati da questi anni di vuoto umano e culturale. Un viaggio sensibile per ritrovare tra luci e rumori le calle di Venezia, se stessi e un’umana dimensione tra la vita e la morte. Il film di Mario Brenta e Karine de Villers racconta l’ultimo giorno di vita di Tiziano Vecellio, che il 26 agosto 1576 muore in Calle de la Pietà a Venezia (vittima, insieme a migliaia di persone, di un’epidemia di peste) mentre sta dipingendo una Pietà, così come nell’isola di Lazzaretto Nuovo gli appestati lasciano disperate tracce con scritte sui muri, piccoli disegni, figure simboliche, i propri nomi. Gli è compagna una giovane donna: modella? servetta? cortigiana? Maddalena?
  1. Recycling Graziano, di Sébastien Spicher, Francia 2015, 15′ – domenica 17, ore 19.00-19.20 L’immaginario poetico del fotografo veneziano Graziano Arici ricreato attraverso il “riciclo” delle sue stesse fotografie, sapientemente innervate entro una coerente trama narrativa. Un film dall’estetica forte, un grande collage visuale, a tratti contemplativo, ora invece spinto al massimo sull’accelleratore. 

8. In tempo, ma rubato, di Giuseppe Baresi, Italia 2009, 52′ – domenica 17, ore 20.00-21.00. Un affascinante ritratto di un grande protagonista della musica contemporanea, il violoncellista Mario Brunello. L’occhio del regista utilizza la camera come un prisma, facendo emergere la figura di Brunello attraverso molteplici sfacettature. E il perno, per lo sguardo, rimane sempre la musica. 

L’Anima del Territorio

  1. Appunti Romani, di Marco Bertozzi, Italia 2004, 56’ – sabato 16, ore 18.00-19.00 Un film a base d’archivio, che racconta la città immaginata nel XX secolo. Nel tentativo di illustrare la porosa vastità immaginifica dell’urbs, Marco Bertozzi è obbligato a confrontarsi con le mentalità che produssero determinate visioni, a evidenziarne i progetti massmediali che solo il tempo rende espliciti e, spesso, mitologici.
  1. Under costruction, di Liu Zhenchen, Shangai 2007, 09’ 55” – sabato 16, ore 20.15-20.30. Un’opera di aperta denuncia contro la trasformazione del volto di Shangai: volo a due o tre ruote tra le zone ormai distrutte della città, dove ogni anno più di centomila famiglie sono costrette a lasciare le proprie case e trasferirsi in edifici ai margini della città per lasciar spazio ai progetti di “rigenerazione” degli urbanisti.
  1. A Nord Est, di Milo Adami e Luca Scivoletto, Italia 2010, 44′ – domenica 17, ore 17.45-18.35 Un viaggio lungo la Statale 11, da Venezia al Lago di Garda, l’esplorazione di un territorio ferito da uno sviluppo incontrollato, cui si accompagnano le storie e le voci di alcuni personaggi che lo abitano e ne vivono le più evidenti contraddizioni.

New Media Art
venerdì 15, ore 18.00-18.40 Fish soup, di Ulu Braun e Alexej Tchernyi Germania 2006, 10′  Glucose, di Mihai Grecu e Thibault Gleize Ucraina 2012, 7’ 18’’ Totalité remix, di Johanna Vaud Francia 2005, 6’ 49’’ Das Zimmer, di Vanchinjav Sanchirchimeg Germania 2010, 4’ 26’’ Wrapped, di Florian Whitman, Roman Kalin, Faljo Paper, Germania 2014, 4’
sabato 16, ore 15.30-16.10  The Shape of Films, di Oliver Pietsch Germania 2008, 17’30’’ Gestalt, di Thorsten Fleisch, Germania 2008, 5’ 18’’; The Fantastic Love of Beeboy&Flowergirl, di Clemens Roth Germania 2015, 9’ Tripe and onions, di Márton Szirmai Ungheria 2007, 7’
domenica 17, ore 18.35-18.50  Dead SEEquences, di Fabio Scacchioli Italia 2009, 4’ Nijuman no borei(200.000phantoms),di Jean-Gabriel Périot Francia 2007, 10’ Bär, di Pascal Floerks Germania 2015, 8’ 

A tutta animazione
giovedì 14, ore 19.35-20.10 Recostructing Mayakovsky, di Illya Szilak USA 2008, 3’ 20’’ In scale, di Marina Moshkova Russia 2010, 7’ 12’’ Ergo, di Géza M. Tóth Ungheria 2008, 12’ The Thing in the Corner, di Zoe Berriatúa Spagna 2010, 9’ 6”
Venerdì 15, ore 16.40-17.15 The last temptation of Crust, di Dax Norman USA 2008, 2’ 50’ Urs, di Moritz Mayerhofer Germania 2009, 10’ Together, di Kalina Detcheva Bulgaria 2009, 6’ 28’’  Great Expectation, di Alexei Gubenco Romania 2009, 3’.
Sabato 16, ore 17.30-18.00 Parole liquide, di Francesca Guiotto Italia 2012, 3’ 42’’ Unicycle Film, di Thomas Hicks Inghilterra 2009, 5’ 52’’ Rabenjiunge, di Andrea Deppert Germania 2011, 9’ 38’’ Electrofly, di Natalia Freytas Germania 2015, 2’ 45’’
Sabato 16, ore 20.30-22.30 Bob – a race around the world, di Harry Fast e Jacob Frey Germania 2009, 3’ 15’’ 366 Tage, di Johannes Schiehsl Austria 2011, 12’11’’ Zing, di Kyra Buschor,Cynthia Collins Germania 2011, 9’ Beyond the invisible, di Ondrej Rudavsky USA 2005, 39′ Magus Maximus, di Emauel Strixner Germania 2009, 8′ Descendant, di Heicko Van der Sckerm Germania 2008, 14′ A6/A9, di Johannes Schiehsl Germania 2008, 2′ 54” The eggs breakers, di Emauel Strixner Germania 2006, 5′
domenica 17 settembre, ore 19.10-20.00 Broken Wire, di Juan Carlos Mostoza Spagna 2006, 9′ Methacaos, di Alessandro Bavari Italia 2010, 9′ Sáiva, di Tuva Synnevåg Norvegia 2011, 8′ 15” There are no accident, di Michele Putortì Italia 2009, 5′ 26”

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Con Acquagranda Treviso celebra il cinema veneto

AQUAGRANDA in crescendo, film documentario di Giovanni Pellegrini, prodotto da Riccardo Biadene, in Piazza dei Signori alle ore 21 di giovedì 14 settembre
Il film che parla della storia e della cultura di Venezia, realizzato e prodotto da una troupe di giovani veneti, dal regista Giovanni Pellegrini, alla produzione KAMA Productions, alla montatrice trevigiana Chiara Andrich, direttrice anche del festival. In seguito a Venezia74 il documentario è stato raccontato anche dalla stampa internazionale con un pezzo uscito su El Paìs. “L’acqua alta fa parte del DNA di Venezia, fin dalla sua fondazione, segue i ritmi della natura – racconta il regista – per 6 ore cresce e per 6 ore cala, solo che in alcune occasioni accade qualcosa di memorabile. Il 4 novembre del 1966 una particolare situazione meteo provocò l’acqua alta più grave della storia, con un valore di +194 cm sul medio mare e tutta la città è stata sommersa dall’acqua per quasi per 24 ore”. Aquagranda in crescendo racconta il Teatro La Fenice durante la realizzazione di Aquagranda, l’opera-evento che commemora i 50 anni dalla terribile alluvione che colpì Venezia il 4 novembre 1966. Attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quella tremenda giornata e le interviste ai creatori dell’Opera (in primis il compositore Filippo Perocco, il regista Damiano Michieletto e i librettisti Luigi Cerantola e Roberto Bianchin), le musiche, i lavori di preparazione dello spettacolo, le impressionanti immagini di repertorio dell’archivio RAI e dell’Archivio Montanaro, il documentario narra un momento cruciale della storia della città lagunare; secondo gli autori, l’abbandono di molte case del centro storico come conseguenza dell’alluvione ha dato inizio alla trasformazione della città dei dogi in parco turistico.

L’opera Aquagranda ha aperto la stagione 2017/18 del Teatro La Fenice per volontà del sovrintendente Cristiano Chiarot e del direttore artistico Fortunato Ortombina, ed è stata recentemente insignita del prestigioso Premio speciale Abbiati 2017. A partire dal romanzo di Roberto Bianchin, “Acqua Granda. Il romanzo dell’alluvione” ogni maestranza ha contribuito a creare un’opera nuova, che parte dalla cronaca e arriva a una dimensione esistenziale, che usa il dialetto veneziano e una raffinata tecnologia nell’allestimento, che prevede lo svuotarsi di un gigantesco acquario in scena nell’evocazione del culmine dell’alluvione. Il documentario racconta la costruzione dello spettacolo, dalla ricerca dei costumi all’idea scenografica, alle prove dei cantanti con il regista, le prove dell’orchestra, del coro, dei figuranti-ballerini. Il racconto delle prove ricalca la successione delle scene dello spettacolo; il film ricostruisce l’andamento di tutto lo spettacolo, ma nelle sue diverse fasi di produzione. Aquagranda in crescendo segue il crescere dell’opera, dalla fase di ideazione al primo giorno di prove fino alla sera della prima. Ma ci sono anche immagini di archivio: “in particolare due, scattate a Piazza San Marco – racconta Pellegrini – sintetizzano come un campo e controcampo ideale le due facce contrastanti dell’alluvione del ‘66. La prima è la famosa foto che ritrae la basilica di San Marco e il Palazzo Ducale sferzati dalle onde, un’immagine apocalittica che racconta molto bene la fragilità di Venezia ed il pericolo che ha corso. Nel controcampo invece vediamo un bar allagato in cui è stata fatta entrare una gondola, e attorno ad essa un gruppo di persone sorridenti che beve il caffè. Il fatto è che per molti veneziani si trattava semplicemente di un’acqua alta un po’ più alta del solito, un avvenimento tutto sommato normale, non si poteva immaginare gli effetti che avrebbe avuto, anche perché sono stati principalmente a lungo termine”.

IL TEAM. Giovane e veneziano il team del documentario: diretto da Giovanni Pellegrini (1981), regista di documentari, cortometraggi e spot (tra gli altri “Bring the sun home” pluripremiato nel mondo), e prodotto da Riccardo Biadene (1973), anch’egli regista e autore di film documentari premiati nel mondo (tra gli altri Come un uomo sulla terra e Alain Danielou-Il Labirinto di una vita, uscito a giugno in Italia al Biografilm Festival di Bologna) con KAMA Productions, nuova casa di produzioni audiovisive orientata alla musica, alle arti performative e al dialogo interculturale. Veneti anche la montatrice Chiara Andrich e i tecnici del suono Mattia Biadene e Alessandro Romano e la produzione con Fabrizio Weiss, Valentina Lacchin, e Tommaso Santinon.

Asolo, dopo Cipro, il primo festival di filmografia sull’arte e biografie d’artista. Tutto da reinventare

ASOLO ART FILM FESTIVAL PUNTO. A CAPO: dal 14 al 17 settembre al Convento SS. Pietro e Paolo in Asolo, parkink libero fino alle 21.30 anche nel Centro storico

Ritorna l’AAFF il più antico festival dell’arte e delle biografie d’artista, sorto da una costola della Mostra d’arte cinematografica internazionale di Venezia, più di quarant’anni fa, grazie ad un’idea di Attilio Zamperoni. L’AAFF riprende vita fra qualche giorno. Le bombe d’acqua non lo fermeranno, ci garantiscono gli organizzatori che sono riusciti comunque a creare un tabellone fitto di appuntamenti culturali di alto livello professionale. Da giovedì 14 a domenica 18 la Regina dei Colli trevigiani, “baciata dalla tettona Luna” si tingerà di tante bandiere nazionali per la proiezione di quattrocento film e di decine di relatori e creativi invitati. La sede, grazie alla collaborazione del suo nuovo proprietario, sarà il chiostro dei SS. Pietro e Paolo, a ridosso della millenaria Rocca che domina le vallate di qua e di là del Muson: a nord il massiccio del Grappa e a sud la piana della Castellana. La formula è di “raccogliere le migliori produzioni realizzate nell’ultimo anno” che trent’anni fa funzionava bene perchè il mondo era fermo all’analogico e al bianco e nero restaurato. Tuttavia, seguendo lo sviluppo “gigantesco” e “mastodontico” dei maggiori festival mondiali (Cannes, Venezia, Berlino, Montreal, Locarno che viaggiano dai tre ai quindici milioni di euro) anche Asolo dovrebbe rivolgersi verso nuove sfide e restringere l’arco non tanto della partecipazione ma dei contenuti: film sull’Arte; biografie d’artista; film su Architettura, Design e Territorio; Videoarte; Animazione; produzioni di Scuole di Cinema; video Musicali. Un miscuglio che diventa difficile da gestire quando le risorse sono misurate con il bilancino. Tra Scuola e Professione ci sta di mezzo la Creatività. Tuttavia la persona che ha scelto come professione designer, architetto, illustratore, videomaker non è la stessa che per una volta nella sua vita può produrre una clip, un corto o un documentario che la rete gli permette di “diventare” noto. E qui sta la frontiera dei festival, in generale, che non sembrano ancora sdoganati da antichi rigurgiti sessantottini. Vogliamo tutto. C’è chi si è specializzato sui corti e cortissimi. A New York si sono inventati il primo festival internazionale dei droni (Drone Film Festival), però in una metropoli di 11 milioni di abitanti e con il sostegno dei social media. Risultato: più di duecento milioni di followers, migliaia di clip che provengono (veramente) da tutto il mondo, decine di esperti collegati tra loro, un pubblico che si accalca in varie sale cinematografiche della periferia. Milioni di click che rimpinguano la cassa…un’industria dell’elettronica e spaziale che danno una mano…Fotografare e filmare dall’alto hanno ampi sviluppi, al di là dello loro uso militare e di ordine pubblico.
“Punto a Capo” è lo slogan dell’AAFF targato 2017, promosso dalla medesima Associazione AAFF. Simpatico e provocatorio come dovrebbe essere.
La rassegna ha in programma 426 film suddivisi in sette sezioni: film sull’Arte; biografie d’artista; film su Architettura, Design e Territorio; Videoarte; Animazione; produzioni di Scuole di Cinema; video Musicali.
Ci sarà un’edizione “Punto e a capo” per riepilogarne la lunga storia e preparare un nuovo futuro. All’interno del chiostro sarà allestito l’importante archivio filmico dell’Art Film Festival di Asolo. Al Teatro Duse si svolgerà una parte degli eventi in programma che sono distribuiti in dodici straordinarie location.

FESTIVAL HISTORY: Retrospettiva della creatività ad Asolo da giovedì 14 a domenica 17
Proiezioni a ciclo continuo di alcuni tra i più suggestivi lavori che negli anni hanno partecipato ad AsoloArtFilmFestival: un’occasione unica per appassionati e curiosi per vedere o rivedere film oggi quasi introvabili.
BRICS ART: FINESTRE SUL MONDO da giovedì 14 a domenica 17
Una serie di appuntamenti dedicati alla cinematografia e l’arte di alcuni paesi appartenenti al BRICS ed altre nazioni emergenti. Perfomance musicali e di danza, reading poetici, proiezioni di opere originali celebrano la vocazione di Asolo all’interculturalità.
LA FESTA DEL FESTIVAL da giovedì 14 a domenica 17
Appuntamenti conviviali a tema, musica, danza, perché il Festival sia davvero la festa di tutti + due speciali proiezioni in prima serata: “Maurizio Cattelan – Be Right Back” e “Pink Floyd. Live at Pompeii”.
40 ANNI INGRID giovedì 14
Mostra di fotografie inedite dal soggiorno asolano di Ingrid Bergam e presentazione del libro con l’intervista esclusiva all’attrice di Luciana Boccardi + SPECIALE “Ingrid e la moda”
WORKSHOP MANIFESTO del (NUOVO) FESTIVAL venerdì 15
Tavola rotonda aperta al pubblico per ripercorrere la prestigiosa storia di AsoloArtFilmFestival e tracciarne le rotte per il futuro. Con la partecipazione di artisti, innovatori, filmmaker, ricercatori e studiosi dall’Italia e dal mondo.
Conference THE IMAGES OF TOMORROW sabato 16
L’immagine (non più solo) in movimento: animata, riciclata, giocata, performata, restaurata, snapchattata. 4 panel, grandi speaker, per scoprire cosa saranno le “immagini” di domani.
vivoVIDEO: VIDEOINSTALLAZIONI INTERATTIVE sabato 16 e domenica 17
Un vero e proprio evento nell’evento, che schiera alcuni dei più grandi nomi dell’arte digitale italiana.
Con Alessandro Amaducci, CitronLunardi, Igor Imhoff, Eleonora Manca, Raffaella Rivi, Filippo Scaboro.
PREMIO ATTILIO ZAMPERONI a FRANCO ANTONELLO domenica 17
Prima edizione del Premio in memoria dello storico patron del Festival, che riconosce l’innovazione, la creatività, l’impegno e la generosità di una personalità veneta, portando ad esempio il suo contributo alla promozione del territorio a livello culturale, sociale ed economico.

Eventi collaterali
BRICS ART: FINESTRE SUL MONDO. Sono appuntamenti con proiezioni di perfomance musicali e di danza, reading poetici. Tutte opere originali dedicate alla cinematografia e all’arte di alcuni paesi appartenenti al BRICS e ad altre nazioni emergenti.
LA FESTA DEL FESTIVAL. Occasioni di incontro conviviali a tema, musica, danza. Due speciali proiezioni in prima serata: “Maurizio Cattelan – Be Right Back” e “Pink Floyd Film: Live at Pompei”. Giovedì 14 è da vedere la mostra di fotografie inedite 40 ANNI INGRID. Scatti del soggiorno asolano di Ingrid Bergman e presentazione del libro con l’intervista esclusiva all’attrice di Luciana Boccardi e lo speciale “Ingrid e la moda”, alla presenza degli stilisti Gattinoni, Persechino e Armellin.
Tra passato e futuro, venerdì 15 settembre, un appuntamento per chi vuole portare il proprio contributo: WORKSHOP MANIFESTO del (NUOVO) FESTIVAL.
Tavola rotonda aperta al pubblico per ripercorrere la prestigiosa storia di Asolo Art Film Festival e tracciarne le rotte per il futuro. Con la partecipazione di artisti, innovatori, filmmaker, ricercatori e studiosi dall’Italia e dal mondo. Non poteva mancare il digitale e vivoVIDEO è un vero e proprio evento nell’evento che schiera alcuni dei più grandi nomi dell’arte digitale italiana. Sabato 16 e domenica 17 installazioni digitali con Alessandro Amaducci, CitronLunardi, Igor Imhoff, Eleonora Manca, Raffaella Rivi, Filippo Scaboro, Lino Strangis.
Ciliegina sulla torta. Slowfood o mangia-fuggi? Staremo a vedere. Ogni giorno c’è un buffet, uno anche per i vegani. La prima sera il CONVIVIO CORNARO con crostini di baccalà mantecato, misticanza con anatra, uva e melograno, crespella con porcini, erba cipollina e Morlacco del Grappa, taccole piccantelle con gamberoni e pomodorini. SPARIGLIO DI LAGUNA da gustare venerdì 15 con sarde in saor, insalata di mare, polentina con seppie di laguna e scartosso de pesse frito. Sabato 16, IDEA VEGANA DI RISTORO, quinoa con verdure e semi vari, sandwich hamburger vegan e verdure, falafel con insalata e salse, fajitas con verdure e legumi. L’ultima sera, MERCATO DI PIETANZE ETNICHE a base di cous-cous di verdure e pollo speziato, verdure e gamberi in Agrodolce, paella con pesce e verdure, falafel con insalata e salse.
Ultima nota nella speranza che diventi una consuetudine
La manifestazione è patrocinata dal Comune di Asolo e Provincia di Treviso, Regione Veneto e Università di Padova, che come sappiamo ha un dipartimento molto ben avviato sull’uso audiovisivo in specializzazioni umanistiche.

Il programma completo è su http://www.asoloartfilmfestival.com/programma

Irma, l’uragano peggio di una bomba atomica

L’uragano Irma raggiunge la Florida, colpisce Key West con venti di 215 chilometri orari. E spegne la luce: sono circa più di 2 milioni le utenze, fra case e imprese, rimaste senza elettricità, su un totale di 36 milioni di persone interessate. Centoventisettemila persone hanno trovato rifugio negli oltre 500 centri di accoglienza allestiti nello Stato. Declassato a categoria 3 con venti fino a 195 km orari, dopo aver colpito le Keys, le isole più a sud delle Florida, Irma si trova a 56 km a sud di Naples. Si sta dirigendo lentamente verso la costa ovest della Florida continentale, percorrendo 15 chilometri l’ora. È stato ordinato il coprifuoco in diverse città dello Stato. E si segnalano le prime vittime.

TUA, l’auto elettrica made in Puglia

Sabato 9 settembre alla Fiera del Levante è stata presentata ‘Tua’, la “prima macchina elettrica realizzata interamente in Italia”. Progettata dalla Tua Industries, è realizzata interamente in alluminio – pesa soltanto 600 kg – ha un’autonomia di 200 km per ogni ricarica e dovrebbe debuttare sul mercato entro l’estate prossima. Lo stabilimento, ex Om Carrelli, inizierà in questi giorni ad assumere i 192 operai della vecchia gestione. Ma a regime la fabbrica dovrebbe occupare circa 440 addetti.  La presentazione di questa ambiziosa minicar non rappresenta soltanto un traguardo per la Puglia, dove risiede lo stabilimento in cui verrà prodotta, ma anche un giorno importante nella storia industriale italiana.

Il Leone d’oro a Guillermo del Toro con The shape of water

Il Leone d’oro Guillermo del Toro è appena uscito dal labirinto della sua creatività dark affollata da strane creature. La bonomia apparente, gli occhialini tondi da professore celano montagne russe di fantasie gotiche. Nel suo «c’era una volta» c’è sempre un fantasma che bussa alla porta: si apre e si entra in un mondo oscuro, affascinante. A Venezia per una volta è stato rispettato il pronostico: ha vinto The Shape of Water (dal 15 febbraio nelle sale col titolo La forma dell’acqua). Del Toro era alla sua prima volta alla Mostra. Il grande pubblico ha visto quest’omone commuoversi e ha cominciato a conoscerlo, ma è un regista molto apprezzato: nel 2007 con il fantasy Il labirinto del Faunovinse tre Oscar e tre nomination. Continua l’onda lunga del Messico che ha conquistato Hollywood, Cuarón, Iñárritu, del Toro. I tre sono amici, si influenzano a vicenda. L’Italia ha vinto due premi importanti: la Coppa Volpi alla migliore interpretazione femminile grazie alla performance di Charlotte Rampling nel film ‘Hannah’ di Andrea Pallaoro, che il regista ha costruito tutto intorno all’attrice, e il premio per il miglior film della sezione Orizzonti, per il secondo anno consecutivo (lo scorso anno era andato ‘Liberamì di Federica Di Giacomo), con ‘Nico, 1988’ di Susanna Nicchiarelli, il road movie incentrato sugli ultimi anni di vita di una delle più importanti icone pop del novecento (interpretata dall’attrice e cantante danese Tryne Dyrholm), modella dalla bellezza leggendaria negli anni ’60, storica musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground. Il film, passato nell’ultimo giorno del concorso veneziano (così come ‘Hannah’ di Pallaoro) si è aggiudicato anche il Leone del Futuro – Premio Luigi De Laurentiiis (che vale 100.000 dollari) per la migliore opera prima di tutte le sezioni del cartellone veneziano, assegnato da un’apposiita giuria presieduta da Benoit Jacquot. La Coppa Volpi per il migliore attore è andata a Kamel El Basha per ‘The insult’ (‘L’insultò) del regista libanese Ziad Doueiri: un film sulla giustizia e sulla dignità, in cui si racconta un lungo processo, che mette a confronto palestinesi e libanesi cristiani, nato per una lite condominiale. Si è dovuto invece ‘accontentarè del Premio per la Migliore Sceneggiatura un altro dei film più applauditi di questa mostra: ‘Three billboards outside Ebbing, Missourì di Martin McDonagh. Mentre il Premio Speciale della Giuria è andato al western aborigeno ‘Sweet Country’ del regista australiano Warwick Thornton.

Errore umano per la morte di Sofia? Ce lo spiega Walter Pasini

Potrebbe essere stato un ago pungidito, di quelli che si usano per controllare il diabete, ma anche per effettuare la goccia spessa, esame utile a diagnosticare la malaria, a causare il contagio di Sofia, la bambina trentina di 4 anni morta di malaria. Un contagio avvenuto, secondo questa ipotesi, nel periodo in cui era stata ricoverata a Trento per diabete, mentre in pediatria c’erano due bimbe con la malaria. Ad avanzarla è il dottor Walter Pasini, direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health. “Sembra assumere sempre maggior corpo nella vicenda di Trento – sostiene – quella che sin dall’inizio appariva l’ipotesi più probabile e cioè che la povera bambina abbia contratto l’infezione nel periodo dal 16 al 20 agosto, dal sangue infetto attraverso un errore umano, quando era ricoverata in un reparto pediatrico che ospitava due bambine africane ammalate di malaria. Probabilmente l’ago infetto che ha trasmesso il protozoo della malaria è stato quello pungidito sul polpastrello della mano.
“Sarebbe servito – spiega Pasini seguendo tale ipotesi – per il controllo della glicemia della bambina affetta da diabete. L’ipotesi che una zanzara Anophele, di cui peraltro non risultano tracce nelle trappole dell’ospedale, possa avere punto una delle due africane e poi la piccola appare inverosimile, così come le altre ipotesi formulate all’inizio”.
“La vicenda – sottolinea allora l’esperto – pone drammaticamente in evidenza il tema delle infezioni intraospedaliere, che sono la più frequente e grave complicanza dell’assistenza sanitaria e componente importante della nocività dell’ospedale. Le infezioni contratte in ospedale sono la conseguenza della scarsa igiene ambientale, dell’inosservanza dei protocolli atti a tutelare la sterilità degli interventi chirurgici e diagnostici invasivi da parte del personale sanitario, dalla crescente antibiotico-resistenza e dell’imperizia e negligenza del personale medico ed infermieristico. Non esiste ancora nel nostro Paese piena consapevolezza del problema da parte delle autorità sanitarie, dei medici e della pubblica opinione, ma desta viva preoccupazione l’emergenza di ceppi di batteri resistenti a tutti gli antibiotici, anche quelli di nuova generazione, tra cui ceppi di bacilli di Koch multiresitenti ai farmaci con cui si cura la tubercolosi”.
“Compito fondamentale delle direzioni sanitarie e dei servizi di igiene – conclude Pasini – sarà quindi sempre più l’educazione, la formazione professionale del personale medico e infermieristico per ridurre l’impatto delle infezioni ospedaliere sui degenti, specie quelli più suscettibili di ammalarsi come i bambini piccoli, gli anziani, i malati di tumore, gli immunodepressi”.

“Character skills” alla Mostra del Cinema

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Il numero speciale per l’intervista di Rai-Tre Veneto dei giovani castellani come videomaker e “ciceroni” della mostra Le Trame di Giorgione.

L’idea di coinvolgere le scuole superiori di Castelfranco Veneto scaturisce dalla necessità di attuare i dettami della nuova legge n. 107-2015 (La Buona Scuola) che obbliga di interfacciarsi con il territorio per progetti culturali e formativi nell’ambito dell’Alternanza Scuola Lavoro. Una scelta dunque che vede per la prima volta i liceali a cimentarsi nella pratica. La pagina di Droni by art è firmata dai professori Ermanno Ramazzina e Anna Favaro. Il reportage fotografico è di Claudio Malvestio.

A Donatella Di Pietrantonio il 55.Campiello Letteratura con il romanzo L’Arminuta (Einaudi)

DONATELLA DI PIETRANTONIO VINCE LA 55^ EDIZIONE DEL PREMIO CAMPIELLO. La scrittrice si è aggiudicata il premio con il romanzo L’Arminuta (Einaudi), che ha ottenuto 133 voti sui 282 inviati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi

Donatella Di Pietrantonio, con il romanzo L’Arminuta (Einaudi), vince la 55^ edizione del Premio Campiello, concorso di narrativa italiana contemporanea organizzato dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. Il libro vincitore, annunciato questa sera sul palco del teatro La Fenice di Venezia, ha ottenuto 133 voti sui 282 inviati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi.
Al secondo posto si è classificato Stefano Massini, Qualcosa sui Lehman (Mondadori) con 99 voti, al terzo Mauro Covacich, La città interiore (La nave di Teseo) con 25 voti, al quarto Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce (Einaudi) con 13 voti, al quinto Laura Pugno con La ragazza selvaggia (Marsilio), 12 voti.

Donatella Di Pietrantonio ha dichiarato: “Sono emozionatissima, felicissima. Voglio dedicare il premio alle mie due famiglie: quella che mi ha generato e quella che ho costruito e alle persone che hanno lavorato con amore intorno a questo libro. Ringrazio i lettori che lo hanno amato e le due giurie che lo hanno votato e i librai. Voglio portare questo dono in Abruzzo, nella mia regione che viene fuori da un anno orribile, che ha subito terremoti, valanghe e incendi. Infine voglio dedicarlo a tutte le arminute e tutti gli arminuti, le persone che hanno vissuto nella loro vita e sulla propria pelle l’esperienza dell’abbandono”.

Le trame di Giorgione sul red carpet dell’Excelsior e a RaiTv-3 con Curzio Pettenò

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A VENEZIA RED CARPET PER GIORGIO DA CASTELFRANCO “LE TRAME” PRESENTATA IERI ALL’HOTEL EXCELSIOR  DURANTE LA MOSTRA DEL CINEMA DALLA CURATRICE DANILA DAL POS.  LA RASSEGNA PRENDE IL VIA IL 27 OTTOBRE.  COINVOLTI BEN 215 STUDENTI COME “CICERONI”  O PRODUTTORI DI CLIP PROMOZIONALI

Nella foto sopra di F. Zanchetta: Gianni Garatti, Danila Dal Pos, Enrico Marchetti, Gianfranco Giovine, Nicola Poni, Emanuele Antonello, Enrico Vendrame, Demi Tellatin, Juliette Miatello, Joanna Benvegna, Sebastiano Gallina, Mario Pozza.
Nella foto sotto di Juliette: Enrico Marchetti, portavoce del Rotary Club di Castelfranco-Asolo

Lido di Venezia, 6 settembre 2017. Una grande mostra, la seconda del nuovo Millennio, dedicata a Giorgione con un titolo da spy story “Le Trame di Giorgione”, attorno alla quale tutta la città si sta movimentando. Due date da appuntare nella vostra agenda: 15 settembre premiazione al Teatro Accademico delle clip migliori realizzate dagli studenti (classi intere, 3a e 4a) del Liceo artistico Rosselli, condotti dai docenti Rota Antonello e Mimo Viviana e dell’Ipsia Galilei, seguiti dalla docente Fabiana Zanchetta. Quest’iniziativa multimediale è sostenuta dal Rotary Club di Castelfranco – Asolo che ha messo in palio tre premi da €1500, €1000 e €500, secondo quanto disposto dal socio rotariano ing. Ferrari.
Dal 27 ottobre al 4 marzo dell’anno prossimo, per circa 130 giorni, si svolgerà la mostra nel Museo Casa Giorgione e in altre sedi della città murata – Sacrestia del Duomo, cappella Costanzo, studiolo di vicolo dei Vetri, Casa Costanzo, Villa Barbarella, Torre Civica e Teatro Accademico – da renderla unica nel suo genere per tre motivi che possiamo qui sintetizzare: 1. Una mostra corale che è stata “sposata” da una città intera; 2. un confronto diretto tra opere d’arte di ritrattistica con tessuti e abiti d’epoca provenienti da prestigiose collezioni private e pubbliche; 3. Un racconto che sveli la moda del costume del tempo.
“Vedremo come Giorgione ha ispirato la ritrattistica, visto che fu questo l’ambito dove operò maggiormente, e saranno analizzati i tessuti che vi appaiono, riprodotti con attenzione da grandi maestri che furono dalle fine del XV alla metà del XVIII sec.”, ha dichiarato la curatrice di fronte ad una sala gremita di persone, giovani e operatori della stampa. Per inciso, lo Spazio era inizialmente occupato dal cast cinematografico “Finché c’è Prosecco c’è speranza” del regista Antonio Padovan, tratto dal giallo di Fulvio Ervas. Promosso da Film Commission di Treviso.
Ma le “Trame” non sono solo “fili tesi orizzontalmente sul telaio, che, intrecciandosi perpendicolarmente a quelli dell’ordito, formano il tessuto” – come da definizione di De Mauro – “in senso figurato sono anche gli intrighi, o meglio le vicende attorno alle quali si sviluppa un racconto, un’opera teatrale, un film” e perché no un’opera d’arte? Stoffe e drappeggi, come ad esempio i “cinque magnifici, diversi tessuti che il Maestro di Castelfranco raffigura con assoluta precisione nella Pala”. Essi veicolano un puntuale messaggio diretto al Senato della Serenissima di ossequioso rispetto di assoggettamento del committente, al quale fu negato un ritorno all’Isola di Cipro nel 1475 (Ndr.). Una storia poco conosciuta perché gli studiosi di Giorgione su questa “partita” si sono dimostrati superficiali, anzi ripetitivi e poco inclini alla ricerca d’archivio.
Il fil rouge della seconda mostra di Giorgione sarà, come ha puntualizzato Danila Dal Pos, lo svelamento di intenzioni, significati, simboli e motivazioni più politiche che artistiche dei personaggi effigiati. Ad esempio, ci par di capire che saranno spiegati i retroscena della Pala: il valore storico di un quadro devozionale che contiene precisi messaggi che il suo committente, il nobile siciliano Costanzo, “uomo di stirpe reale”, come viene definito dai biografi degli ordini cavallereschi, vuole lanciare.
La Pala è del 1500 e non del 1504-05 come erroneamente ha scritto un collaboratore anonimo del Quotidiano Veneto, in data 3 dicembre 1803 che si basava sul “legame intrinseco” che poteva esercitare dalla nuova sistemazione della pietra tombale di Matteo sul pavimento della cappella del nuovo Duomo (quello che vediamo oggi) che aveva di fronte un altarino con sopra la Pala. In poche parole la data scolpita sulla pietra tombale, di stampo piuttosto medievale, rappresenterebbe la data certa della Madonna in trono con Gesù bambino e i due santi “custodi”.
Nella foto sopra di A. Boaretto: la dala gremita da un pubblico numeroso accorso per l’evento Trame e i giovani.
Nella foto sotto di C. Malvestio: Ermanno Ramazzina, Antonello Rota, Viviana Mimo, Angelo Miatello, Fabiana Zanchetta, Demi Tellatin, Nicola Poni


Una scenografia che ha sempre visto la tavola e la tomba di Matteo, cavaliere giovannita, nell’allestimento che le è stato dato nel XIX secolo totalmente diverso dal luogo in cui fu concepita, ovvero la cappella di San Giorgio che il padre Tuzio (Tutio o Tuzzo) Costanzo avrà “comperato” all’interno della vecia ciesa di dentro, affrescata dalla mano di Giorgio. La Pala vi rimarrà quasi tre secoli con il rischio persino di bruciarsi o di finire “in discarica”.
Le trame, intese come tessuti, sono quelle indossate dagli uomini e dalle donne in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta.
Il motivo dell’unicità di questa mostra è, come ha detto la curatrice, “la coralità di tante forze messe in campo”, segno che il Giorgione è sempre il faro di questa città dalle rosse mura consunte dalle intemperie e rosicchiate dall’uomo. Infatti a stupire l’entusiasmo della curatrice per questa manifestazione del XXI secolo sono “la collaborazione di tante categorie sociali, a partire dalla schiera di volontari che faranno da custodi, dal sostegno dell’Ascom, cioè quello concreto del mondo artigianale, che si è messo a disposizione per l’arredamento e dove abbiamo trovato anche eccellenze già di casa nei grandi musei come il Grande Louvre, ad esempio nel settore dell’illuminotecnica. Un modo splendido per essere sponsor. E soprattutto devo ringraziare gli studenti”.
Infatti, l’evento di Venezia, patrocinato dalla Regione del Veneto, era focalizzato sul coinvolgimento dei duecentoquindici studenti come “ciceroni” o “produttori di video promozionali.
Nella pratica sono centocinque gli studenti del Liceo Ginnasio Giorgione che hanno imparato a fare i “ciceroni” o guide che accompagneranno nei vari luoghi i visitatori (la guida avrà le chiavi delle porte), e centodieci studenti del Liceo Rosselli e dell’Istituto Galilei diventati video maker, attori e sceneggiatori, coinvolti nel concorso di idee per la promozione dei beni culturali castellani e asolani, finanziato dal locale Rotary Club, come ha spiegato il portavoce Enrico Marchetti. Questa è la grande novità, ha sottolineato Angelo Miatello presidente dell’AIDA, sia in termini di formazione, ma anche “d’importante e fattivo contributo che le scuole castellane possono dare alla collettività”, come prontamente scrive Davide Nordio, inviato speciale di La Tribuna di Treviso.
La legge 107/2015 detta La Buona Scuola obbliga tutti i Licei a spendere duecento ore in progetti culturali come pratica da inserire nel curricolo del triennio del liceale, progetti che si debbono “interfacciare” con soggetti istituzionali e socio-economici del territorio.
É la prima volta che si svolge un progetto condiviso da diversi istituti – il Liceo Ginnasio Giorgione, il Liceo artistico Rosselli e l’Ipsia Galilei – sostenuto dall’amministrazione comunale, dall’Ufficio scolastico regionale e dalla Regione Veneto – nell’ambito appunto dell’Alternanza Scuola Lavoro. Legge che, come sappiamo, continua ad essere ancora criticata e male applicata. Un mondo scuola, quello italiano, con tanti pianeti e zone franche, persino con inauditi ritardi nella sua applicazione (esami di maturità, prova invalsi, nomine, convenzioni). Progetti spacciati come vere prove di autenticità, percorsi ad ostacoli, finanziamenti irrisori e personale reclutato poco professionale. Un’Italia, come al solito a tre velocità ma con regioni del Sud sempre in testa alle classifiche per diplomati con cento e lode rispetto a quelle del Nord (Puglia: 944, Campania: 802, Sicilia: 516, Lazio: 473, Calabria: 373… Lombardia: 337,Veneto: 288, Friuli VG: 63, Trentino Alto Adige: 26, dati Miur del 2 agosto 2017).
Castelfranco invece va in controtendenza, grazie a precedenti esperienze degli organizzatori che si sono rimboccati le maniche per un progetto comune. Il focus è la generazione “Z” dei Millennials che dovrà fare i conti con il proprio futuro. Quest’esperienza, sebbene sia di duecento ore spalmabili in tre anni (2015-2018), è solo l’inizio di una mezza rivoluzione che dovrebbe consegnare ai giovani più forza ed energia ad imporsi in una società che è ancora tremendamente arretrata rispetto ai parametri europei. Altrove le pratiche lavorative dei giovani sono retribuite, non esiste un volontariato “puro” come da noi.
Un’ultima nota spetta alle promesse del vicesindaco Gianfranco Giovine che sarebbe “in trattative con il Comune di Venezia per un biglietto unico da poter usufruire durante la mostra”, senza precisare i nomi dei musei veneziani e a quali condizioni.

Nella foto sopra di C. Malvestio: Nicola Poni intervistato da Curzio Pettenò
Nella foto sotto di C. Malvestio: Danila Dal Pos intervistata da Curzio Pettenò di Rai-Tre, assistono i docenti Ermanno Ramazzina, Viviana Mimo, Antonello Rota  e Fabiana Zanchetta, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior

[Testo di A. Miatello Servizio fotografico di C. Malvestio, F. Zanchetta, A. Boaretto, Juliette Miat]
74.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

Hotel Excelsior Spazio della Regione Veneto
5 settembre 2017
Evento con patrocinio Presidente della Regione del Veneto

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: IL CONTRIBUTO DEI GIOVANI PER LA MOSTRA LE TRAME DI GIORGIONE
(di Ermanno Ramazzina e Anna Favaro)

L’evento al Lido di Venezia è stato utile per mostrare come la nostra scuola possa  passare dalla partecipazione a proposte provenienti dall’esterno alla loro gestione fino ad un ruolo di protagonista come nel caso dell’attività di Alternanza scuola-lavoro volta a formare degli studenti con competenze di “guide culturali”.

Nella ricerca didattica ed economica internazionale (Heckman) sta emergendo che non sono la quantità di contenuti o la lunghezza del curricolo a risultare determinanti per il futuro lavorativo dei giovani, ma lo sviluppo delle cosiddette “noncognitive skills” o “character skills” (ad esempio energia, stabilità emotiva, coscienziosità, apertura mentale), che trovano proprio in questi progetti l’ambito naturale per essere coltivate, oltre a entrare a pieno diritto nella valutazione scolastica dei ragazzi. L’alternanza scuola lavoro rappresenta un’occasione, per la scuola, di uscire dal modello funzionalista dominante nel secolo scorso e, proponendo le discipline all’interno di “compiti di realtà” accompagnati dei docenti, contribuire alla formazione della personalità dei ragazzi. Le esperienze che sta costruendo il Liceo Giorgione hanno questo obiettivo.
Grazie al percorso svolto da alcuni gruppi di studenti del Liceo Giorgione, che ha puntato non solo ad approfondire le conoscenze relative al patrimonio artistico ma anche ad arricchire le competenze di comunicazione e  gestione dei diversi contesti proposti, come delle “guide professioniste” i ragazzi  hanno scoperto di avere interessi, abilità e competenze che nell’attività scolastica ordinaria non sarebbero emerse.