La vicenda di Carmen, raccontata in musica da Georges Bizet, ha ben pochi punti in comune con l’ambiente, l’atmosfera e le emozioni che sono descritte nella novella che Mérimée scrisse nel 1845 e alla quale i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy si sono ispirati.
All’epoca, infatti, non erano gradite al pubblico dei teatri parigini opere i cui protagonisti fossero zingari, ladri, sigaraie, contrabbandieri. La Spagna viscerale, carnale, descritta da Mérimée viene molto addolcita dal “colore” della musica, da danze e cori brillanti.
Per rendere la vicenda ancora più adatta al teatro d’opera, viene addirittura introdotto il personaggio di Micaela che, con il suo aspetto positivo, fa da contraltare alla decisione e alla violenza di Carmen.
Carmen possiede una musica ricca di contrasti. Lo stesso Čajkovskij affermò: «non conosco nient’altro che rappresenti meglio l’elemento grazioso, le joli», ma egli stesso riconobbe subito anche l’altro versante del capolavoro di Bizet, la sua drammaticità autentica: il ritratto del complessato Don José, le sue ultime implorazioni a Carmen, il lugubre terzetto della cartomanzia, il finale convulso… anche nei momenti festosi appare il presagio.
Mérimée, nella sua novella, ci descrive Carmen come un’indemoniata e miserabile zingara e, ascoltando attentamente Bizet, riusciamo forse a intravedere questa protagonista. Da questo punto desidero partire con questa produzione dell’opera.
La donna “Carmen”, la donna che lotta per affermare una libertà, un’uguaglianza, un diritto. Quale altro periodo storico migliore per raccontare la vicenda della zingara se non quello della guerra civile spagnola, durante gli anni Trenta, una guerra che ha visto, nella lotta delle donne, un vero e proprio evento sociale.
L’immagine della donna ha acquistato, da quel momento, una dimensione nuova, le ha permesso di essere “orgogliosa”, le ha permesso di essere dalla parte vincente anche a costo di morire per ciò in cui crede.
Nel decennio del 1920 tutto si fonde nell’arte e le nuove avanguardie artistiche fanno sì che il personaggio sia una donna rivoluzionaria, che armonicamente può convivere anche con un’altra tradizionale. Questa Carmen diventa quasi un personaggio laico, per così dire, fino al punto di arrivare a trasformarsi e rappresentare il simbolo della lotta repubblicana durante la guerra civile dal 1936 al 1939.
Questo personaggio illumina tutte le arti visive, fino a diventarne l’immagine in un francobollo spagnolo ed essere “incastrato” pure nel franchismo, fino al 1950.

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Ministro Erika Stefani: “Percorso non facile dell’Autonomia delle Regioni”

(di A. Miatello)
Quello dell’Autonomia delle regioni “non sarà un percorso facile, nel senso che ci verrà richiesto di fare un bel lavoro. Tuttavia rispetto al trasferimento delle competenze dovrà corrispondere un trasferimento delle risorse e della copertura, per cui se non c’è la competenza dello Stato non si vede perché lo Stato debba avere questo tipo di risorse”.
Lo ha detto la ministra per gli affari regionali Erika Stefani al termine dell’incontro con il governatore del Veneto, Luca Zaia. “Sono ottimista – aveva detto Zaia prima del vertice – e diciamo che oggi è una giornata storica perché è un appuntamento che risponde a un grande impegno della mia regione è che va verso la conclusione per noi più giusta, che è l’autonomia”. Sui tempi dell’accordo con il Veneto, Stefani ha aggiunto: “Alla luce del buon lavoro fatto dalla Regione Veneto, noi stabiliremo una nostra delegazione trattante, e una volta instaurati i tavoli tecnici auspico che si possa avere entro la fine dell’anno la firma di un’intesa”.

Michele Riondino ambasciatore della 75.Mostra del Cinema di Venezia

(di Jeanne Belhumeur)
L’attore Michele Riondino condurrà le serate di apertura e di chiusura della 75/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia.
Riondino aprirà la Mostra nella serata di mercoledì 29 agosto, sul palco della Sala Grande (Palazzo del Cinema al Lido) in occasione della cerimonia di inaugurazione, e guiderà la cerimonia di chiusura l’8 settembre, in occasione della quale saranno annunciati i Leoni e gli altri premi ufficiali.

Si intitola “Contemporary China 1949-2019” il progetto di Imago Mundi dedicato alle espressioni artistiche di 56 etnie cinesi.

Una selezione delle opere sarà presentata da domani, 14 giugno, negli ambienti dell’hotel Monaco & Grand Canal a Venezia. Si tratta di un’anteprima del progetto, promosso da Luciano Benetton, iniziato nel novembre 2016, che si concluderà il prossimo anno: tre anni dedicati alla ricerca e catalogazione delle espressioni creative delle 56 etnie della sconfinata geografia umana e artistica della Cina.
Un mosaico di diversità, un viaggio in nome dell’arte, per conoscere una parte del mondo ancora lontana. Seguendo le orme di Marco Polo, Imago Mundi esplora e fa conoscere un Paese millenario, centro di propulsione culturale e parte importante della storia delle civiltà: dagli Hui, musulmani della valle del Fiume Giallo, fino agli Uygur delle terre al confine con Russia e Kazakistan; dai Daghur, allevatori di cavalli nelle praterie della Manciuria, agli Xibei lungo la Via della Seta.

A Venezia ‘Magister Canova’ Rassegna nella Scuola Grande della Misericordia

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Un viaggio attorno e alla scoperta dello scultore emblema del Neoclassico, amato da Napoleone che lo voleva stabile a Parigi, tra cultura, ricerca, tecnologia, spettacolo ed emozioni sensoriali. “Magister Canova”, allestita negli spazi della Scuola Grande della Misericordia, a Venezia, dal 16 giugno al 22 novembre, è un’iniziativa che non offre di fatto un incontro diretto con i gessi o i marmi del maestro, presenti tra gli altri al Museo Correr o alla Gypsoteca di Possagno (Treviso), ma consente al visitatore una immersione multimediale nella genesi del processo creativo dello scultore (1757-1822).

Arena di Verona: dal 22 giugno al 1 settembre grandi capolavori lirici in scena per un grande pubblico

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(di Jeanne Belhumeur)
Venerdì prossimo 22 giugno si inaugura l’Opera Festival 2018 all’Arena di Verona da una nuova produzione di Carmen di Georges Bizet, opera tra le più rappresentate al mondo, accanto ad altri veri e propri capolavori della lirica nel più grande teatro all’aperto del mondo, da sempre acclamati dal pubblico: Aida e Nabucco di Giuseppe Verdi, Turandot di Giacomo Puccini e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini nel 150/o anniversario della scomparsa del compositore pesarese. Anche quest’anno il cartellone del festival areniano, giunto alla 96.esima edizione, sarà arricchito dall’appuntamento con la danza «Roberto Bolle and Friends» e dalla serata-evento «Verdi Opera Night», dedicata al celebre compositore di Busseto, che da oltre un secolo domina le estati veronesi. Il Festival lirico, nato da una intuizione del tenore Giovanni Zenatello, risale infatti al 1913.
Il tabellone ha 45 serate di opera oltre ai due eventi, fino all’1 settembre.
Aida, come consuetudine all’Arena, si conferma “regina”: 16 rappresentazioni per il capolavoro verdiano. Carmen sarà rappresentata per 13 serate nel nuovo allestimento del registra argentino Hugo de Hana. Sul podio areniamo debutterà per la prima il giovane direttore Francesco Ivan Ciampa. Tre voci importanti daranno corpo all’eroina protagonista dell’opera di Bizet: Anna Goryachova (all’esordio in Arena), Anita Rachvelishvili e Carmen Topciu. Nel ruolo del passionale Don Josè si alterneranno quattro interpreti: Brain Jadge, debuttante come Marcelo Puente e Luciani Ganci, oltre al ritorno di Francesco Meli. Escamillo sarà affidato a Alexander Vinogradov, Erwin Schrott e Alberto Gazale.

“Dobbiamo ringraziare per un importante lavoro di squadra e la professionalità della Sovrintendente Cecilia Gasdia – ha spiegato il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che presiede anche la Fondazione Arena – è stato possibile dar vita ad un cartellone davvero unico”.
“Sul palcoscenico – ha aggiunto – arriveranno artisti e registi internazionali di altissimo livello, che valorizzeranno il festival areniamo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Allo stesso tempo sarà dato spazio ad alcuni giovani talenti che si sono già contraddistinti nel panorama della lirica e che saranno al loro esordio in Arena”.
“La programmazione dell’opera sarà inoltre arricchita dai due grandi eventi e permeata da concerti e spettacoli. Lirica ex extralirica devono essere un valore aggiunto l’uno per l’altro, due anime della Fondazione, che concorrono allo stesso obiettivo: fare dell’Arena il tempio per eccellenza della lirica e della musica a livello mondiale” – ha concluso il sindaco Sboarina.

Carmen di Bizet
Debutta
sia nel titolo di Bizet sia sull’ambito podio dell’anfiteatro veronese Francesco Ivan Ciampa, giovane direttore già apprezzato alla guida dei complessi areniani nella stagione lirica al Teatro Filarmonico, chiamato per l’occasione a guidare musicalmente grandissimi cantanti della ribalta internazionale, molti presenti per la prima volta in Arena, insieme ad attesi ritorni di nomi prestigiosi e giovani voci al loro esordio nella magica cornice del teatro sotto le stelle.
Nel ruolo della protagonista debuttano a Verona Anna Goryachova (22, 29/6 – 11, 17, 21/7 – 3, 9/8) e Ksenia Dudnikova (12/8) che si alternano alla già apprezzata Carmen Topciu (6/7 – 22, 25, 28, 31/8). Vi sono grandi debutti anche come Don José: Brian Jagde (22, 29/6 – 25, 28, 31/8), Marcelo Puente (6, 11, 17/7) e Luciano Ganci (22/8) accanto all’acclamato ritorno di Francesco Meli (21/7 – 3, 9, 12/8). Micaela è interpretata da altre giovani artiste al debutto in Arena: Mariangela Sicilia (22, 29/6 – 6, 11/7), Ruth Iniesta (17/7) ed Eleonora Buratto (22, 25, 28, 31/8), mentre è atteso nello stesso ruolo il ritorno di Serena Gamberoni (21/7 – 3, 9, 12/8). Nella plaza de toros scendono Escamillo di spessore quali Alexander Vinogradov (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3/8), Erwin Schrott (9, 12, 22, 25/8) e Alberto Gazale (28, 31/8). Nei panni di Frasquita si alternano Ruth Iniesta (22, 29/6 – 6, 11, 21/7 – 3, 9/8) e Barbara Massaro (17/7 – 12, 22, 25, 28, 31/8); in quelli di Mercédès Arina Alexeeva (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3, 9/8) e Clarissa Leonardi (12, 22, 25, 28, 31/8). Come Dancairo si avvicendano Davide Fersini (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3, 9, 12, 22/8) e Biagio Pizzuti (25, 28, 31/8) e come Remendado Roberto Covatta (22, 29/6 – 6, 11, 21/7 – 3, 9/8) ed Enrico Casari (17/7 – 12, 22, 25, 28, 31/8). Completano il cast Zuniga interpretato da Luca Dall’Amico (22, 29/6 – 9, 12, 22, 25, 28, 31/8) e Gianluca Breda (6, 11, 17, 21/7 – 3/8), e Moralès in cui si alternano Biagio Pizzuti (22/6 – 21/7 – 3, 9, 12, 22/8) e Gocha Abuladze (29/6 – 6, 11, 17/7 – 25, 28, 31/8).
Il capolavoro del compositore francese è in scena per 13 serate fino al 31 agosto e vede impegnati l’Orchestra areniana, il Coro preparato da Vito Lombardi, il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino, numerosi figuranti e i Tecnici dell’Arena di Verona, con il gradito ritorno dei giovanissimi componenti del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

Carmen apre il 96.Festival Lirico Arena con la direzione di Hugo de Ana. Un posto vuoto e 31 rose rosse per ricordare femminicidi

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1. Manifesto CARMEN
Sarà il nuovo allestimento della Carmen di Bizet a inaugurare, venerdì 22 giugno, il 96/o Opera Festival 2018 dell’Arena di Verona. La nuova produzione porta la firma di Hugo de Ana, regista, scenografo e costumista argentino di fama internazionale. Dopo l’ultima storica edizione di Carmen, firmata da Franco Zeffirelli e allestita in Arena dal 1995, Hugo de Ana propone per il 2018 una lettura inedita dell’opera, consapevole della sfida che pone un titolo tanto caro alla storia e al pubblico del Festival. Per andare al cuore delle passioni e del mondo gitano in cui la protagonista si muove, de Ana traspone la vicenda un secolo dopo rispetto al libretto, negli anni Trenta del Novecento.
La messa in scena è arricchita dalle nuove coreografie di Leda Lojodice, sul podio debutta nell’anfiteatro veronese il giovane direttore Francesco Ivan Ciampa. Esordio in Arena anche per i due protagonisti della prima: Anna Goryachova nel ruolo di Carmen e Bian Jadge come Don José.

CARMEN
NOTE DI REGIA
DI HUGO DE ANA

La vicenda di Carmen, raccontata in musica da Georges Bizet, ha ben pochi punti in comune con l’ambiente, l’atmosfera e le emozioni che sono descritte nella novella che Mérimée scrisse nel 1845 e alla quale i librettisti Henri Meilhac e Ludovic Halévy si sono ispirati.
All’epoca, infatti, non erano gradite al pubblico dei teatri parigini opere i cui protagonisti fossero zingari, ladri, sigaraie, contrabbandieri. La Spagna viscerale, carnale, descritta da Mérimée viene molto addolcita dal “colore” della musica, da danze e cori brillanti.
Per rendere la vicenda ancora più adatta al teatro d’opera, viene addirittura introdotto il personaggio di Micaela che, con il suo aspetto positivo, fa da contraltare alla decisione e alla violenza di Carmen.
Carmen possiede una musica ricca di contrasti. Lo stesso Čajkovskij affermò: «non conosco nient’altro che rappresenti meglio l’elemento grazioso, le joli», ma egli stesso riconobbe subito anche l’altro versante del capolavoro di Bizet, la sua drammaticità autentica: il ritratto del complessato Don José, le sue ultime implorazioni a Carmen, il lugubre terzetto della cartomanzia, il finale convulso… anche nei momenti festosi appare il presagio.
Mérimée, nella sua novella, ci descrive Carmen come un’indemoniata e miserabile zingara e, ascoltando attentamente Bizet, riusciamo forse a intravedere questa protagonista. Da questo punto desidero partire con questa produzione dell’opera.
La donna “Carmen”, la donna che lotta per affermare una libertà, un’uguaglianza, un diritto. Quale altro periodo storico migliore per raccontare la vicenda della zingara se non quello della guerra civile spagnola, durante gli anni Trenta, una guerra che ha visto, nella lotta delle donne, un vero e proprio evento sociale.
L’immagine della donna ha acquistato, da quel momento, una dimensione nuova, le ha permesso di essere “orgogliosa”, le ha permesso di essere dalla parte vincente anche a costo di morire per ciò in cui crede.
Nel decennio del 1920 tutto si fonde nell’arte e le nuove avanguardie artistiche fanno sì che il personaggio sia una donna rivoluzionaria, che armonicamente può convivere anche con un’altra tradizionale. Questa Carmen diventa quasi un personaggio laico, per così dire, fino al punto di arrivare a trasformarsi e rappresentare il simbolo della lotta repubblicana durante la guerra civile dal 1936 al 1939.
Questo personaggio illumina tutte le arti visive, fino a diventarne l’immagine in un francobollo spagnolo ed essere “incastrato” pure nel franchismo, fino al 1950.
In questa maniera questa Carmen spagnola continua a vivere in un posto privilegiato fino a salire sul piedistallo della mitologia non solo nazionale ma anche europea. Il mito è sopravvissuto a tutte le arti rappresentative al di là dei secoli XIX e XX, nonostante la tentazione di smitizzare il personaggio in rapporto alla verità che questo rappresenta. Rappresenta la qualità che, alla fine, l’immaginario collettivo dà alla donna spagnola.
In verità Carmen sarà sempre una donna che produce paura perché, nel suo profondo, continua ad essere “strega”. È una donna “terra” che, più che sedurre, produce paura nell’uomo che non vuole confrontarsi con la vera realtà della donna: essere umano libero e intraprendente. Questa donna libera, fedele solo a se stessa, diventa il segno dell’identità spagnola rivoluzionaria e diventa anche la Spagna stessa.
Nella Spagna romantica si mischiano in maniera caotica religione e laicità: nella rappresentazione, solitamente, un soldato può adorare in maniera “mariana” la sua donna e, nello stesso tempo, questa può essere angelo o demone, una vergine o una seduttrice. In questo senso Carmen rappresenta la donna-strega che, con la sua seduzione irresistibile, può provocare la perdizione negli uomini, con la sua forza demoniaca, anche soltanto attraverso lo sguardo.
Lo sguardo può racchiudere in sé un gioco di riti oscuri che fanno parte della seduzione, in tutta la rappresentazione del senso di “ispanicità”.
Mérimée descrive così Carmen: «Lei ha tre cose nere: gli occhi, le sopracciglia e le ciglia; e tre bianche: il riflesso della pelle, i denti e il palmo della mano; e tre sono anche le sfumature di rosa: le labbra, le guance e le sue unghie». Possiamo considerare questa di Mérimée la rappresentazione della donna-oggetto.
In Carmen, sia nella novella che nell’opera, si presentano i miti fondamentali dell’essere umano che vengono associati allo svolgersi della vicenda: libertà, come destino che produce la tragedia e la morte. La libertà si può associare alla figura di Carmen: questa donna forse la rappresenta al meglio e soprattutto desidera e anela alla libertà per vivere, per amare e per essere se stessa. A differenza dell’archetipo femminile dell’epoca, Carmen è una donna indipendente, autonoma e difenderà questa libertà fino al momento della sua morte.
Dal punto di vista etnico Carmen è una zingara, un’etnia che non può pensare di vivere se non è in libertà e in perpetuo motus vivendi.
Questa è una libertà concepita nel senso più assoluto della terminologia, che si oppone alla società patriarcale e a tutte le convenzioni sociali, è un prodotto della società del secolo XIX e inizio XX. Carmen pagherà con la propria vita questo concetto, questa forma di essere sempre, fino alla fine, se stessa. Ciò è evidente nell’ultima frase che si legge in Mérimée, che è anche il clou dell’opera di Bizet: «Carmen è nata libera e libera morrà».
Con la guerra civile spagnola, la vita delle donne ha subito una trasformazione, ha dato loro una maggiore autonomia di movimento e di decisioni. Nonostante le dure condizioni di vita, molte donne vissero la guerra civile come un’esperienza emozionante che permise loro di sviluppare il potenziale all’interno della società, non solo dietro le linee militari ma anche attivamente, impugnando le armi e combattendo loro stesse come affermazione del loro ideale. Anche nel vestire la donna poteva scegliere e, così, la tuta da operaio diventava un simbolo della rivoluzione e uno strumento di emancipazione femminile, poiché rendeva uguali uomini e donne.
L’altro personaggio importante, che non appare mai, è il personaggio che condiziona il senso vero e proprio della tragedia. La musica lo descrive in maniera onnipresente, facendolo diventare un personaggio in più, inesistente e che tutti possiamo riconoscere nel leitmotiv “del destino”.
Il destino porterà Carmen a comprendere che l’unica maniera di poter vivere come desidera è piegandosi al fatum, perciò lei accetta la sua morte senza lamentarsi di nulla, perché sa che è segnata da questo destino. Lei sa fin dall’inizio chi sarà, chi la libererà da se stessa, uccidendola.
Carmen rappresenta anche la passione indomabile, selvaggia, forte e dirompente. Questo carattere è assolutamente rivoluzionario, considerato soprattutto il momento storico in cui è stato creato da Mérimée e rappresentato dalla musica di Bizet, dove alla donna, per la società del periodo, era solo permesso di vivere: come sposa, madre o suora oppure come prostituta, scelta che rappresentava il rifiuto della società in generale.
In contrapposizione alla passione c’è la forza che schiavizza Don José e lo costringe alla mercé di Carmen che lo domina completamente. Don José si sente dominato e distrutto come uomo. Crede che offrirle una vita in un altro luogo significhi darle la libertà, però questo non è il vero senso della libertà che Carmen desidera.
Carmen rappresenta il caos e Don José l’ordine prestabilito dalla società. Quando in un primo momento lei seduce Don José facendolo innamorare, possiamo credere che sia il caos a vincere sopra l’ordine.
Per tranquillizzare la società, possiamo dire che nel finale, perché tutto ritorni nel suo ambito primigenio, nella morte di Carmen, l’ordine prevalga sul caos.
Il caos appartiene al mondo dell’oscurantismo, delle arti nere della negromanzia che Carmen sa utilizzare, e che porta con sé l’ignoto, il mondo oscuro che la avvicina al demone e al diavolo, frasi che si ripetono più volte quando Don José si riferisce a Carmen.
Il trionfo del mito è quello che manifesta il trionfo della superiorità della femmina sopra la debolezza del maschio, che si riduce ad essere sottomesso per i suoi istinti primordiali, senza che la ragione possa vincere sulla passione. Questo produce l’accettazione che, in questa realtà/finzione dell’opera, la donna sconfigge l’uomo con la morte. Carmen in verità sopravvive, attraverso la sua libertà diventa un mito. Carmen ha strumentalizzato la debolezza dell’uomo per sottometterlo e ottenere, con la propria morte, il trionfo.

Presentato alla stampa estera il 96esimo Arena di Verona Opera Fetival 2018

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Giovedì 24 maggio 2018, a Roma presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia il Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina e il Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Verona Cecilia Gasdia, insieme al regista Hugo de Ana e al direttore d’orchestra Daniel Oren, hanno presentato il 96° Arena di Verona Opera Festival 2018.

«È un piacere presentare qui oggi il nostro Festival d’opera, riprendendo una tradizione che si era interrotta – ha detto il Presidente Federico Sboarina -. Lo facciamo perché voglio dare una dimensione sempre più internazionale alla nostra città ma anche al nostro gioiello che è l’Arena. La Fondazione, come è noto, viene da un periodo di difficoltà, ma siccome gli spettacoli lirici dentro l’anfiteatro romano hanno un fascino unico al mondo, abbiamo scelto la strada della qualità per il rilancio. Grandi cantanti e titoli importanti, grazie al lavoro del Sovrintendente Cecilia Gasdia, rappresentano le attrattive per chi è appassionato di lirica, ma abbiamo l’ambizione che diventino lo stimolo a venire a Verona per il nuovo pubblico. La città è pronta ad accogliere i milioni di turisti che arrivano ogni anno, siamo una piccola città ma una grande capitale culturale. I veronesi sono pronti ad accogliere con lo spirito che li contraddistingue: attaccati al proprio territorio e aperti al mondo. Del resto non potrebbe essere altrimenti, l’Arena è di Verona ma è allo stesso tempo un patrimonio dell’umanità intera».
Il Sovrintendente Gasdia ha quindi esordito ricordando come la Fondazione Arena di Verona sia appena uscita dal commissariamento, bruciando le tappe per proporre una stagione prestigiosa; questo anche grazie al sacrificio dei suoi lavoratori e dei danzatori dell’ex corpo di ballo stabile, i quali quest’estate saranno particolarmente valorizzati all’interno del cartellone areniano, a partire da Aida proposta con la coreografia originale di Vladimir Vasiliev che prevede oltre 50 ballerini in scena.

Il Sovrintendente ha quindi ringraziato tutti gli sponsor dell’Arena di Verona Opera Festival 2018, rappresentati in sala da Carla Franca Mainoldi, Head of Group Giving Event & Art Management di UniCredit, Major Partner del Festival lirico da oltre vent’anni; da Massimo Nordio, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Volkswagen Group Italia e da Marco Monaco Responsabile Marketing di DB Bahn Italia. Infine era presente anche Michele Magnani, Global senior make-up di M.A.C. Cosmetics, che, in collaborazione con il M° de Ana, ha creato il trucco dei personaggi principali di Carmen, opera inaugurale del Festival 2018.

Il Sovrintendente Gasdia, riprendendo la parola, ha illustrato nel dettaglio il programma del Festival lirico 2018, precisando che il cartellone, programmato dalla precedente gestione di Fondazione, presenta per la prima volta insieme quattro titoli colossal – Carmen, Aida, Turandot e Nabucco – oltre alle due serate speciali Roberto Bolle and Friends e Verdi Opera Night, e alla bellissima opera buffa Il Barbiere di Siviglia, da lei più volte interpretata e molto amata. «Il cast – definito negli ultimi mesi da lei personalmente, come ha dichiarato Cecilia Gasdia – vede circa il 30% degli interpreti debuttare in Arena proprio quest’estate, nell’ottica di offrire al pubblico cartelloni sempre più interessanti e grandi talenti, scritturati secondo il mio gusto e tenendo conto degli ampi spazi areniani, siano giovani promesse o artisti già affermati. Anche il direttore della Carmen inaugurale è un giovane maestro dalla carriera già internazionale, Francesco Ivan Ciampa, di recente molto apprezzato in Manon Lescaut al Teatro Filarmonico da pubblico, critica e dai complessi areniani. Oltre agli artisti e ai tecnici altamente specializzati della Fondazione Arena di Verona, ringrazio particolarmente tutti i cantanti e le loro agenzie, che hanno dimostrato la massima disponibilità e affetto nei confronti del Festival accettando una riduzione del cachet».

Ha proseguito il Maestro Daniel Oren, che nell’imminente Festival dirigerà recite di Aida, Turandot e per la prima volta de Il Barbiere di Siviglia: «Ho l’onore di dirigere in Arena dal 1984 e da allora ritornarvi pressoché ogni anno. È una challenge unica tenere insieme orchestra, coro e artisti lontani decine di metri. È un grande piacere anche poter dialogare sulle voci con un Sovrintendente musicista e con un Sindaco che ama la musica e l’Arena, fattori importantissimi per la Fondazione e per Verona». I registi con cui trova la miglior intesa sono Hugo de Ana e Franco Zeffirelli, perché mettono la loro regia al servizio della musica e dei cantanti.

Quindi il regista argentino Hugo de Ana ha preso la parola illustrando la propria Carmen, di cui cura anche scene e costumi. Il nuovo allestimento, che inaugurerà il Festival il prossimo 22 giugno, presenta una lettura dell’opera diversa dall’eredità zeffirelliana. «L’essenza di questo spettacolo è molto semplice: la mia Carmen parte dal mito, dall’idea universale della donna spagnola, andalusa, che troviamo nella letteratura in prevalenza francese. Farò un’arena dentro l’Arena, quella della Plaza de Toros in cui dominano i colori rosso e nero, simbolo della tragedia, del sangue, del toro e della morte. Ho trasposto la vicenda negli anni Trenta del Novecento perché è in quell’epoca che il personaggio di Carmen, nella prima Repubblica spagnola, acquista un valore importantissimo: tutto ruota attorno alla libertà della protagonista, al suo rivoluzionario desiderio di indipendenza che la contraddistingue dagli uomini intorno a lei e che lei potrà conquistare solo attraverso la morte. Così che il mito superi la propria essenza». E il Maestro ha concluso invitando tutti in Arena per il Festival 2018.

Biglietteria – Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona
tel. (+39) 045 59.65.17 – fax (+39) 045 801.3287 – email biglietteria@arenadiverona.it
Call center (+39) 045 800.51.51 – www.arena.it – Punti di prevendita Geticket
Prezzi da € 16,00 a € 226,00

ARENA DI VERONA 96° OPERA FESTIVAL 2018 dal 22 giugno al settembre

22, 29 giugno ore 21.00
6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00
3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto ore 20.45
CARMEN di Georges Bizet
Direttore: Francesco Ivan Ciampa
Regia: Hugo de Ana
Nuovo allestimento
23, 28 giugno ore 21.00
8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00
2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45
1 settembre ore 20.45
AIDA di Giuseppe Verdi
Direttori: Jordi Bernàcer, Daniel Oren
e Andrea Battistoni
Regia: Franco Zeffirelli
30 giugno ore 21.00
5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00
TURANDOT di Giacomo Puccini
Direttori: Daniel Oren
e Francesco Ivan Ciampa
Regia: Franco Zeffirelli
7, 12, 20, 28 luglio ore 21.00
10, 18 agosto ore 20.45
NABUCCO di Giuseppe Verdi
Direttore: Jordi Bernàcer
Regia: Arnaud Bernard
25 luglio ore 21.00
ROBERTO BOLLE AND FRIENDS
4, 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45
IL BARBIERE DI SIVIGLIA di Gioachino Rossini
Direttori: Daniel Oren e Andrea Battistoni
Regia: Hugo de Ana
26 agosto ore 21.30
VERDI OPERA NIGHT Direttore: Andrea Battistoni
Regia: Stefano Trespidi

Becoming, quattrocento opere di giovani architetti spagnoli attraverso “cinquantacinque aggettivi o locuzioni”


(Angelo Miatello) BECOMING, la proposta di mostra del padiglione spagnolo alla 16.Biennale Architettura (Giardini-Venezia).
Che cos’è l’architettura se non un dialogo con altre discipline? L’insegnamento come pratica architettonica – attraverso opere di un’eccellente cerchia di architetti formati in patria, dove le donne sono in numero maggiore degli uomini – ripensando un nuovo apprendimento alla luce delle nuove emergenze del presente, abbandonando schemi predefiniti.
Sulle alte pareti del padiglione spagnolo (di Vacquero Palacios, 1952) quattrocento opere provenienti da ambienti educativi spagnoli e raccolte con un bando nazionale aperto …raccontano il futuro attraverso cinquantacinque aggettivi e locuzioni: affettivo, biodigitale, collaborativo, quotidiano, cosmopolitico, critico, dirompente, emergente, Assemblato, sperimentale, extraterrestre, generativo, ibrido, umano, incerto, inclusivo, indipendente, informa(zionale), , magico, multiplo, altro, partecipativo…..reattivo, riutilizzato, …virtuale, narrativo, networking, sensuale,, strategico, ludico..

 

BECOMING è UN’ESPERIENZA CHE APRE LE PORTE  A UN’ATMOSFERA IGNOTA IN CUI GLI STUDENTI COSTRUISCONO I CONFLITTI, I BISOGNI E ALTRI MODI DI VIVERE IL MONDO.

(Curatore Atxu Amann; Supporto speciale Fundacion Arquia; Foto di Biennale e C. Malvestio)

 

 

 

“Il Veneto ora potrà disporre di una legge più completa ed efficace per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza contro donne e minori”

VIOLENZA DONNE: VENETO MODIFICA LEGGE DI CONTRASTO, ASSESSORE, “INTERVENTI EDUCATIVI NELLE SCUOLE E LAVORO DI RETE PER RIDARE NORMALITÀ E LAVORO ALLE VITTIME”

“Il Veneto ora potrà disporre di una legge più completa ed efficace per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza contro donne e minori”. Così l’assessore regionale al sociale manifesta soddisfazione per il voto unanime con cui la quinta commissione “Sanità e sociale” del Consiglio regionale del Veneto ha approvato le modifiche proposte dalla Giunta alla legge 5/2013 “Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne”.
Il testo, che ora attende l’ok definitivo dell’aula consiliare, punta a potenziare gli interventi di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole, in modo di creare una cultura del rispetto di genere sin dagli anni della pubertà; semplifica la tipologia delle strutture di accoglienza (centri antiviolenza e case rifugio) in modo di facilitarne l’accesso ai fondi nazionali e di renderne più agile l’erogazione, bypassando il passaggio intermedio attraverso Comuni e Ulss; e rafforza la sinergia tra istituzioni pubbliche, associazioni e privato non profit al fine di creare, attorno alle strutture di sostegno e accoglienza, una rete coordinata e integrata che aiuti le donne a recuperare condizioni normali di vita, anche con l’inserimento lavorativo e con percorsi di accompagnamento sociale.
“Abbiamo voluto considerare, inoltre, tra le iniziative di prevenzione, anche esperienze e programmi rivolti ai cosiddetti ‘soggetti maltrattanti’ – sottolinea l’assessore – perché la prevenzione delle violenze domestiche e dei femminicidi, passa anche attraverso l’offerta di percorsi educativi e di cura nei confronti di quanti utilizzano la violenza come codice di relazione interpersonale”.
“Con queste integrazioni, che rafforzano gli strumenti di intervento e valorizzano le tante iniziative messe in campo dal mondo dell’associazionismo – conclude l’assessore – il Veneto potrà disporre di una legge all’avanguardia, che ha già consentito di attivare ben 43 strutture nel territorio, tra centri antiviolenza e case rifugio, offrendo ogni anno ascolto, tutela e aiuto a migliaia di donne nel loro difficile percorso di rafforzamento personale e uscita dalla violenza”.