Digressione

L’orgoglio dei pentastellati: “Disastro ambientale dà la reale portata del problema, la nostra legge sugli ecoreati permette di allungare i tempi della prescrizione”.

Pfas – M5S: “Disastro ambientale dà la reale portata del problema, la nostra legge sugli ecoreati permette di allungare i tempi della prescrizione”.

“Solo qualche giorno fa, come Movimento 5 Stelle del Veneto, avevamo espresso preoccupazione per i tempi molto lunghi riguardanti le indagini sulla situazione dell’inquinamento da Pfas, tanto complessa quanto delicata. Ora – affermano in una nota gli esponenti veneti del Movimento 5 Stelle – le dichiarazioni di Cappelleri ci confermano che questa vicenda è molto più pesante di quanto alcune forze politiche abbiano tentato di farci credere in questi anni”.
“Il fatto che la Procura della Repubblica di Vicenza sia orientata a indagare sul disastro ambientale – continuano i 5 Stelle – ci dà la reale portata di un problema sul quale stiamo puntando il dito da anni. Auspichiamo che le indagini si concludano rapidamente e che si possano finalmente porre alcuni punti fissi in questa vicenda, nella quale spesso vengono dimenticate le centinaia di migliaia di veneti che vivono nella zona interessata dai Pfas”.
Quel che ci rende più orgogliosi – concludono i pentastellati veneti – è che proprio la nostra legge sugli ecoreati permette di allungare i tempi della prescrizione, e che quindi anche chi sui Pfas ha commesso dei reati risponderà delle proprie azioni”.

Impropriamente usata la parola “orgogliosi” per un disastro annunciato rende lo scenario politico dei giovani politici, un po’ anarcoidi (antisistema) e un po’ ignoranti. Il mestiere della politica s’impara in strada non più studiando con profitto le materie e passando anni di esperienza.

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Piergiulio Caivano e Andrea Toppan, architetti del padiglione Veneto, premiati con il leone di gesso

Piergiulio Caivano e Andrea Toppan, autori del progetto per lo stand istituzionale della Regione del Veneto al 52.Vinitaly, premiati dall’assessore Caner.
La coppia dei progettisti fanno parte dei giovani creativi di H-Farm, l’incubatore di imprese digitali della Marca Trevigiana.
Il concept per gli spazi del Veneto è stato oggetto di un concorso che ha visto la partecipazione di oltre 60 giovani e tra i 16 progetti avanzati da altrettanti gruppi che si sono sfidati in un mini “hackathon” (evento per esperti di informatica), ha prevalso quello intitolato “Wineto, Shades of Wine”, dove “Wineto” è una fantasiosa fusione delle parole “Veneto” e Wine”. Per Andrea Casadei (nella foto), in rappresentanza di H-Farm, è stata una “sfida originale e interessante” per la realizzazione dello stand, invece per l’assessore Caner “la parola d’ordine in Regione è innovazione e soprattutto la presenza nella vetrine nazionali e internazionali alle quali il Veneto si promuove ha bisogno di essere costantemente ispirata da nuove idee, concetti e passioni, specchio di una terra che continuamente cresce e si evolve, investendo sulle nuove generazioni”.

Vinitaly 2018: i risultati ufficiali: 4.380 aziende espositrici da 36 paesi  

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VINITALY 2018, CRESCONO QUALITA’ E NUMERO DEI BUYER PRESENTI 
LA 52^ EDIZIONE CHIUDE CON 128 MILA VISITATORI DA 143 NAZIONI
I BUYER ESTERI ACCREDITATI AUMENTANO DEL 6% PER 32 MILA PRESENZE

Operatori esteri in crescita percentuale rispetto al 2017 da Stati Uniti (+11%), Cina (+34%), Nord Europa – Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca (+17%), Paesi Bassi (+15%), Polonia (+27%) e triplicati da Israele; mentre la top ten delle presenze assolute sul totale vede primi i buyer da USA seguiti da quelli provenienti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi insieme al Belgio. A Veronafiere per quattro giorni presenti oltre 4.380 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi.

A Vinitaly and the City quasi 60 mila appassionati e wine lover tra Verona e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave.  

Il 52°Vinitaly chiude oggi a Verona registrando complessivamente 128mila presenze da 143 nazioni, in linea con l’edizione precedente ma aumentando invece la qualità e il numero dei buyer esteri accreditati che quest’anno registrano un significativo +6% per un totale di 32 mila presenze.
Un risultato ottenuto grazie ai continui investimenti nell’incoming da parte di Veronafiere, selezionando operatori top attraverso la rete dei propri delegati in 60 paesi e con la collaborazione di ICE-Agenzia nell’ambito del piano di promozione straordinaria del made in Italy, voluto dal Mise (Ministero dello sviluppo economico).  A Veronafiere per quattro giorni presenti oltre 4.380 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi e più di 15.100 vini proposti tramite l’innovativo strumento della Vinitaly Directory online, in lingua italiana, inglese e cinese per favorire contatti commerciali tutto l’anno.
«Vinitaly 2018 ha confermato la vocazione di rassegna dedicata al business e alla promozione del mondo vitivinicolo – commenta il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –. Siamo sulla strada giusta, individuata con determinazione in occasione del Cinquantesimo. La rassegna in quartiere è sempre più orientata al professionista, mentre cresce notevolmente il fuori salone pensato per i wine lover in città. Proprio Vinitaly and the City quest’anno ha portato quasi 60 mila appassionati nel centro storico di Verona e nei comuni di Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave. Un progetto uscito dalla fase di start-up e diventato ormai un prodotto a sé stante e come tale sarà sviluppato a partire dalla prossima edizione».
«La crescente presenza di professionisti all’edizione 2018 – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, testimonia il consolidamento del ruolo b2b di Vinitaly a livello internazionale, con buyer selezionati e accreditati da tutto il mondo. La top ten delle presenze assolute sul totale di 32.000 buyer accreditati da 143 nazioni, vede primi gli Stati Uniti d’America seguiti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa (Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca), Canada, Russia, Giappone, Paesi Bassi insieme al Belgio. Paesi che presidiamo durante tutto l’anno anche attraverso il sistema Vinitaly e con Bellavita Expo, la società compartecipata con Fiera di Parma attraverso la new.co VPE. Nel corso di questa edizione, abbiamo presentato anche la nuova iniziativa Wine South America, in programma a settembre di quest’anno nello stato di Rio Grande do Sul».

Ad integrare e ampliare l’offerta di Vinitaly, si sono svolte come ogni anno in contemporanea Sol&Agrifood, la manifestazione di Veronafiere sull’agroalimentare di qualità ed Enolitech, rassegna su accessori e tecnologie per la filiera oleicola e vitivinicola.

La 53ª edizione di Vinitaly è in programma dal 7 al 10 aprile 2019.

Vinitaly_Nomisma: I rosé negli Usa, i bianchi fermi in Germania, i rossi in Cina, Russia e in Giappone. Proiezione quinquennio: marchio green (bio o sostenibili)

VINO, SONDAGGIO VINITALY-NOMISMA: PER BIG FUTURO È GREEN, PREMIUM E SPARKLING.
GLI STAKEHOLDER ITALIANI GUARDANO A EST PER I PROSSIMI 5 ANNI. IL RITORNO DEI ROSSI, BENE L’ITALIA

I rosé negli Usa, i bianchi fermi in Germania, i rossi in Cina, Russia e in Giappone. E gli sparkling, i vini del momento ma anche del prossimo futuro, previsti in crescita in particolare tra i consumatori di Regno Unito, Giappone e Russia, seguiti da quelli di tedeschi e statunitensi. Ma innanzitutto il successo commerciale del vino nei prossimi 5 anni sarà determinato in buona parte dai prodotti a marchio green (bio o sostenibili), vera leva del mercato di domani secondo un sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor presso i manager di 12 tra i principali gruppi vitivinicoli del Paese (circa 2 miliardi di euro il fatturato complessivo), chiamati a dare un’opinione sui trend a breve termine (5 anni) del mercato del vino nei 6 mercati top di Usa, Regno Unito, Cina, Germania, Giappone e Russia.
Secondo i capitani d’impresa intervistati, saranno soprattutto i prodotti biologici e quelli premium gli artefici del successo del vino mondiale. Con la tendenza-green predominante nei mercati storici (Germania, Usa, Regno Unito e Giappone), e la fascia premium (oltre i 20 dollari a bottiglia) che contagerà ulteriormente gli Usa e gli emergenti Russia e Cina. Buon sentiment anche sugli autoctoni, indicati trend del futuro specialmente in Giappone e in seconda battuta in Russia e Stati Uniti, mentre – a sorpresa – è previsto un ritorno di fiamma per i rossi fermi, la seconda tipologia più promettente dietro agli immancabili sparkling.
L’Italia, per le 12 aziende top player, se la caverà piuttosto bene e riuscirà ad accrescere le proprie quote di mercato specialmente in Russia e nei due principali buyer dell’Estremo Oriente, con una buona ripresa delle vendite pure nella vecchia Germania. Timide le aspettative su un incremento delle quote di mercato italiane negli Stati Uniti (sebbene siano indicati in crescita anche nel prossimo lustro), dove ad approfittarne saranno invece i produttori francesi oltre a quelli di casa; mentre in Cina, dopo l’Australia che crescerà più di tutti, anche il Cile e l’Italia approfitteranno del rallentamento dello storico market leader, la Francia. In Gran Bretagna saranno ancora i francesi a comandare, mentre i vini del Belpaese si faranno largo assieme a quelli neozelandesi, che sfrutteranno l’effetto della Brexit –. Inoltre, un’attenzione particolare è riservata ai prodotti di origine locale: in un vigneto sempre più globale questi saranno tra i primi ad approfittare un po’ ovunque della febbre da vino, prendendo sempre più piede specie tra i consumatori tedeschi e statunitensi. Per il vino made in Italy, previsto un segno meno a valore nel Regno Unito, dei passi avanti negli Usa, in Germania e nel Paese del Sol levante, mentre sarà deciso l’aumento a Mosca e Pechino. Infine, secondo il sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine monitor realizzato pochi giorni fa nell’ambito dello studio “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro”, la previsione sulle performance delle principali denominazioni italiane premia come il solito Prosecco indicato come il vino a maggiore prospettiva di mercato un po’ ovunque, eccetto in Cina. Con qualche eccezione: il Pinot grigio negli Usa, il Primitivo in Germania, l’Amarone in Cina.
Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “Quello degli stakeholder è un punto di vista privilegiato, che conferma in gran parte le attese dell’export vinicolo illustrate di recente dalle nostre analisi di mercato. Queste ricognizioni sono per noi fondamentali per tracciare le coordinate della promozione da adottare in favore delle imprese e del settore”.
Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “Serve puntare sempre più verso una crescita qualitativa dell’internazionalizzazione del vino made in Italy. Una crescita da pianificare assieme alle istituzioni che non può prescindere da un presidio quotidiano sui 5 continenti. Al prossimo Vinitaly (15-18 aprile) – ha concluso – abbiamo invitato direttamente oltre 1.000 buyer da 58 Paesi, grazie a una certosina attività di scouting e selezione sui mercati in collaborazione con Ice”.
(Le aziende intervistate: GIV Gruppo italiano vini, Gruppo Caviro, Zonin 1821, Marchesi Antinori, Gruppo Mezzacorona, Gruppo Santa Margherita, Cantina di Soave, Gruppo Cevico, Marchesi Frescobaldi, Mondodelvino Group, Gruppo Lunelli, Bertani Domains).

Focus dei consumatori al supermercato: formato, colore e denominazione di origine; il prezzo ed infine la regione di appartenenza

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COME SCELGONO IL VINO I CONSUMATORI AL SUPERMERCATO?

La ricerca completa di IRI sul vino in Gdo presentata oggi a Vinitaly – Focus speciale sulle vendite di vino italiano nella Gdo Statunitense – Produttori e distributori a confronto: il punto di vista di Federvini, Unione Italiana Vini, Coop, Conad, Carrefour.

Quali sono i criteri utilizzati per la scelta del vino dai consumatori che lo acquistano nei supermercati?
Prima di tutto formato, colore e denominazione di origine; poi il prezzo ed infine la regione di appartenenza. E gli acquisti di vino nella grande distribuzione sono rilevanti: 8 milioni di ettolitri per un fatturato di 2,5 miliardi di euro. I più acquistati sono i vini a denominazione d’origine e i vini tipici regionali, mentre avanzano i vini biologici (5,3 milioni di bottiglie). Il formato preferito dai consumatori è la bottiglia da 0,75cl mentre il brik è in flessione e sono sempre più graditi nuovi formati come la mezza bottiglia (+21,3%) e il bag in box (+13,8%).
Lo riferisce la ricerca dell’istituto di ricerca IRI sul mercato del vino nella grande distribuzione nel 2017, presentata ieri a Vinitaly nel corso della tavola rotonda su vino e Gdo organizzata da Veronafiere, tradizionale momento di confronto tra cantine e catene distributive.
In un trend che da anni vede scendere i consumi di vino degli italiani che però cercano sempre più la qualità, la grande distribuzione ha migliorato sensibilmente la propria offerta come ha fatto notare nel corso della tavola rotonda la rappresentante di Federvini, Robertà Corrà (anche Direttore generale di Gruppo Italiano Vini): «È indubbio il fondamentale ruolo giocato dalla Gdo nell’evoluzione del settore vitivinicolo, una crescita non solo numerica, ma anche di qualità. É aumentata la sensibilità per prodotti di prestigio con prezzi anche elevati, con marche note, profondamente legate al territorio. Questo in risposta al cambiamento delle esigenze del consumatore».
Un giudizio condiviso dal Consigliere nazionale di Unione Italiana Vini, Enrico Zanoni, (anche Direttore generale di Cavit): «Registriamo negli anni una costante ‘premiumizzazione’ della domanda, come evidenziato dalla crescita dei vini a denominazione d’origine e dei vini fermi a connotazione regionale, i cui primi 10 vitigni pesano circa per il 30% dei consumi totali».
Altro focus della tavola rotonda è stato l’acquisto di vino italiano dei consumatori nei supermercati degli Stati Uniti d’America: qui si spendono circa 1 miliardo di dollari l’anno per i vini italiani; un terzo circa delle bollicine ed un terzo dei vini fermi venduti in questo canale sono italiani.
«Gli americani differenziano molto la scelta del vino in base alla modalità di consumo (a tavola in casa, compleanni, ospiti a casa, ricorrenze) – ha spiegato Marc Hirten, Presidente di Frederick Wildman, società Usa che distribuisce vino italiano – e se in enoteca acquistano vini blasonati come il Barolo, i Super Tuscan, il Brunello, il Franciacorta o l’Amarone, acquistano regolarmente sugli scaffali del supermercato i vini italiani, la cui gamma d’offerta si è molto ampliata negli ultimi anni».
Tra i vini più acquistati nella Gdo USA troviamo il Prosecco, il Pinot Grigio, il Chianti, il Lambrusco, la Barbera, il Primitivo, il Gavi, il Rosso di Montalcino, il Nero d’Avola, il Dolcetto, il Trento Doc ed altri ancora.
Alla tavola rotonda hanno partecipato tre grandi catene distributive: Coop, Conad e Carrefour. Alessandro Masetti, Responsabile Settore Shelf Stable Food & Beverage di Coop Italia, ha illustrato l’esperimento di co-branding con le cantine che Coop ha sperimentato sul proprio marchio di punta: «Non parliamo di etichette dedicate, ma di vini dedicati. La logica non è quella di un prodotto industriale ma artigianale, realizzato su quantità limitate, utilizzando le migliore tecniche di vinificazione, seguendo la raccolta in vigna su appezzamenti dedicati e facendoci supportare nella scelta finale del prodotto da un ente esterno autorevole come l’AIS per meglio rappresentare le particolarità territoriali».
L’impegno della Gdo nel settore vino è notevole, come ha sottolineato Alessandra Corsi, Responsabile marketing dell’offerta e sviluppo dei prodotti a marchio di Conad: «Si pensi all’ampliamento e valorizzazione della qualità dell’offerta, con l’utilizzo delle diverse leve del retail mix: assortimento, promozionalità, esposizione, Marca Commerciale. E poi c’è una sempre più forte riscoperta dell’italianità, testimoniata dalla crescita continua di vitigni che in precedenza erano localizzati esclusivamente nei territori di vocazione».
Infine, grande attenzione ad un settore in crescita come quello del vino biologico, come riferito da Gianmaria Polti, Responsabile Acquisti Beverage, Carrefour Italia: «I vini biologici sono ormai una realtà su cui anche le cantine stanno convertendo alcune produzioni e noi, già da tempo, stiamo dedicando uno spazio e una numerica di referenze rilevante all’interno dei nostri assortimenti sia nelle grandi superfici ma anche nei negozi di prossimità».
Tuttavia, la Gdo può fare ancora molto nel campo della comunicazione del vino, come ha sottolineato Luigi Rubinelli, Direttore di Retail Watch e moderatore della tavola rotonda: «Il reparto dei vini ha bisogno di atmosfera, bisogna crearla, non sempre è sintonica con il prodotto. Poi servono informazioni, in genere ne sono presenti poche, e vanno suggeriti gli abbinamenti col cibo, è veramente raro trovarli».

Arnaldo Caprai per l’Italia e dell’americana Gallo Winery per l’estero il premio internazionale Vinitaly

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Il Premio Internazionale Vinitaly viene attribuito a personalità o aziende o istituzioni italiane ed estere che si sono distinte per il loro impegno nel campo enologico. La consegna durante il Gala dinner della vigilia di Vinitaly, insieme alla proclamazione di Tom Cannavan Communicator of the year 2018.
Altri due grandi nomi dell’enologia mondiale si aggiungono all’albo d’oro del Premio Internazionale Vinitaly, istituito da Veronafiere nel 1996. Si tratta di Arnaldo Caprai per l’Italia e dell’americana Gallo Winery per l’estero.
Nella motivazione per l’assegnazione del riconoscimento a Caprai si legge: “Il premio Vinitaly va alla cantina Arnaldo Caprai, guidata da Marco Caprai, artefice della rinascita del Sagrantino di Montefalco e del rilancio del suo territorio. Sono gli anni Settanta, quando Arnaldo Caprai, imprenditore tessile di successo, acquista i primi ettari di vigneto, cui il figlio Marco dà impulso manageriale puntando tutto sulla ricerca attorno al vitigno autoctono locale, dopo averne salvato le barbatelle dal Convento di Santa Chiara a Montefalco con l’Università di Milano e con la creazione di ‘Cobra’, il vigneto che ne è la più ricca banca dati al mondo – una case history studiata anche dalla prestigiosa Fondazione Agnelli – e con il completo restyling dell’azienda di famiglia, negli anni Novanta. Il risultato è l’ingresso nel gotha dell’enologia italiana, a partire dalla Selezione 1993 del Sagrantino pluricelebrata dalle Guide, e in quello internazionale, con il Grecante 2015 inserito da Wine Spectator nella ‘Top 100’. Merito anche di progetti pionieristici come Montefalco New Green Revolution per un modello di sostenibilità in campo vitinicolo e di #caprai4love per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di Montefalco, che hanno portato all’elezione dell’Umbria da parte di Wine Enthusiast unica italiana tra le ‘10 Best Wine Travel Destinations’ nel 2014 e all’incoronazione della cantina European Winery of the Year nel 2012”.

AIDA ALL’ARENA DI VERONA IN ONDA SU RAI 5
Domenica 15 aprile alle ore 10.00 e sabato 21 aprile alle ore 16.30, nel consueto appuntamento dedicato all’opera, RAI 5 trasmetterà Aida di Giuseppe Verdi andata in scena all’Arena di Verona nel 1963 con la direzione d’orchestra del Maestro Tullio Serafin, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte.
L’edizione proposta da RAI 5 è firmata per la regia da Herbert Graf e Carlo Maestrini, le scene e i costumi sono di Pino Casarini, la coreografia è di Ria Teresa Legnani.
Nel cast si segnalano Giulietta Simionato come Amneris, Leyla Gencer nel ruolo di Aida a fianco di Radamès interpretato da Gastone Limarilli, Ramfis di Bonaldo Giaiotti, Amonasro di Giangiacomo Guelfi e Il Re di Antonio Zerbini.
Impegnati i complessi artistici areniani, con il Coro preparato da Giulio Bertola.
La ripresa televisiva è a cura di Maria Maddalena Yon.

Luca Antonini e Ezio Zanon primo round a favore del Veneto!

CONSULTA ACCOGLIE RICORSO DEL VENETO CONTRO UN ARTICOLO DELLA LEGGE NAZIONALE DI BILANCIO. E’ STOP A “FEDERALISMO CLIENTELARE”

Stop al “federalismo clientelare”, questo è il senso della sentenza della Corte costituzionale n. 74 del 2018, con la quale è stato accolto il ricorso della Regione Veneto, difesa dagli avv. ti Luca Antonini e Ezio Zanon, avverso l’art. 1, comma 140, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019).
Tale disposizione istituiva un fondo pluriennale, dotato di una trentina di miliardi, destinato al finanziamento delle infrastrutture: il meccanismo di utilizzo di tale fondo, nonostante fosse relativo a numerose competenze regionali sia concorrenti che esclusive, estrometteva del tutto le Regioni.
In questo modo il Governo centrale avrebbe gestito la programmazione e la realizzazione delle opere decidendo unilateralmente, senza nessun raccordo con la spesa e la programmazione regionale (con un serio rischio di inefficienza nell’utilizzo delle risorse: non è un caso che i programmi di investimenti del suddetto fondo siano per la maggior parte ancora incompiuti).
Soprattutto, il Governo centrale rimaneva completamente libero di decidere quali Regioni favorire nella realizzazione delle opere pubbliche, secondo una discrezionalità politica destinata a rimanere oscura per la generalità delle Regioni. Non le effettive esigenze dei territori e del Paese, ma logiche di tipo clientelare avrebbero potuto quindi determinare le scelte di allocazione delle risorse.
Questa è stata la linea centrale del ricorso della Regione Veneto, che è stata condivisa dalla Corte Costituzionale che ha richiesto la previsione di una Intesa con le Regioni: “l’impugnato comma 140, che disciplina finanziamenti gestiti unilateralmente dallo Stato, è illegittimo nella parte in cui non richiede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale, per violazione degli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 della Costituzione e del principio di leale collaborazione”

Padova, Accademia Galileiana: Una panoramica storica delle vicende del popolo ebraico

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L’Accademia Galileiana ha il piacere e di ospitare il Ciclo di conferenze con scopo divulgativo sulla panoramica storica delle vicende del popolo ebraico. Il primo incontro si terrà martedì 17 aprile 2018, a partire dalle ore 18.00, presso la Sala Guariento della Reggia Carrarese (via Accademia, 7). L’intervento che aprirà i lavori sarà tenuto dall’ingegner Davide Romanin Jacur, Socio dell’Accademia, che ci parlerà della Presenza ebraica a Padova e a Venezia, presa in esame dall’ anno 1000 al 2000, nei rapporti con la società, l’Università e l’economia, con particolare riguardo al “periodo d’oro” dall’emancipazione alle Leggi Razziali. Al Socio dell’Accademia Carlo Fumian, professore ordinario di Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, sarà affidato il commento e la conclusione di tale intervento.
L’incontro è aperto a tutti gli interessati e alla cittadinanza, della quale si auspica la più ampia partecipazione.

Vinitaly 2018: arriva la presidente del senato Maria Elisabetta Casellati

VINITALY 2018, DA DOMANI A VERONA LA 52ª EDIZIONE CON OLTRE 4.380 AZIENDE DA 36 NAZIONI
Inaugurazione alle ore 11: attesa la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Domani anche la presentazione della ricerca “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro: Italy first in America?” di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor
Insieme a Vinitaly tornano anche Sol&Agrifood ed Enolitech

È un Vinitaly in crescita quello al via domani alla Fiera di Verona. Il 52° salone internazionale dedicato a vini e distillati apre superando le 4.380 aziende, 130 in più rispetto all’edizione precedente. Aumenta anche la presenza degli espositori esteri nell’International Wine_Hall che raggiungono i 36 paesi rappresentati, contro i 29 del 2017.
Punto di riferimento per il business e la cultura legati al settore enologico che vale per il Paese 5,9 miliardi di euro di export, Vinitaly è una delle manifestazioni a più a più alto tasso di internazionalità. Nei prossimi quattro giorni sono attesi in fiera operatori specializzati da tutto il mondo: sono più di mille i nuovi buyer accreditati per la prima volta alla rassegna veronese e con un’agenda già fissata di incontri b2b in fiera. Questo anche grazie a Vinitaly Directory, il nuovo catalogo online 4.0 che parla anche in cinese e recensisce le cantine di tutti gli espositori e più di 15.500 etichette. Nel 2017 i visitatori stranieri da 142 nazioni avevano raggiunto quota 38%, sulle 128mila presenze totali.
Sempre più spazio, poi alla vitivinicoltura green, con le aree di VinitalyBio, Vivit e Fivi.
Nel quartiere fieristico, in contemporanea a Vinitaly, si svolgono Sol&Agrifood, salone internazionale dell’agroalimentare di qualità, ed Enolitech, salone internazionale delle tecniche per la viticoltura, l’enologia e delle tecnologie olivicole ed olearie.

Il programma dell’inaugurazione
L’inaugurazione di Vinitaly è in programma alle ore 11, nell’auditorium Verdi, al piano -1 del Palaexpo.
Intervengono il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, il presidente della Provincia di Verona, Antonio Pastorello, il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia e il viceministro delle Politiche agricole, Andrea Olivero.
Alla cerimonia sono attesi la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.
Nel corso della mattinata viene illustrata anche la ricerca “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro: Italy first in America?”, realizzata da Vinitaly-Nomisma Wine Monitor. Il focus riguarda i modelli di consumo e i trend futuri del settore vino negli stati di New York, California, Illinois, Minnesota e Winsconsin.
Ne discutono il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, il vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, il direttore dell’Agenzia Ice di New York e Coordinatore della rete Usa, Maurizio Forte, e il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini. Modera il talk, il giornalista del Corriere della Sera, Luciano Ferraro.